8 Febbraio 2015

Roma a luci rosse ora è guerra tra quartieri

Roma a luci rosse ora è guerra tra quartieri

Devono aver pensato che se lo chiamavano «zoning» faceva più chic. In fondo era difficile definire la transumanza di carne umana da strada a strada, il trasferimento delle prostitute in una zona dedicata, e così il presidente del IX municipio, Andrea Santoro, ha deciso di buttarsi sull’ inglese per dare una soluzione al malcontento degli abitanti di questa zona a sud di Roma dove Mussolini volle costruire l’ Eur, un quartiere simbolo del razionalismo e del regime, e dove da anni si vive male e a stretto contatto con la feccia inclusa nella prostituzione, a iniziare dai clienti. Viale Europa, viale Tupini, viale America, viale della Tecnica, dell’ Umanesimo: le strade «bene» dell’ Eur occupate da un esercito di ragazze e ragazzine dell’ Est Europa in mutande, o anche no, e di maschi in cerca di sesso a pagamento. Nessuno le vuole «Mia figlia ha sedici anni e quando torna la sera a casa dopo una festa deve passare attraverso tutto questo schifo… », dice Marika, 47 anni. Al Dany’ s Bar interviene Claudio Aredo che deve vendere una casa e non ci riesce. «Non solo c’ è la crisi immobiliare, ma ci si mettono anche le prostitute… Basta che se ne vadano da sotto casa mia…». Il problema è che dove le metteranno ancora non è chiaro. «La scelta delle strade sarà fatta insieme alle forze dell’ ordine, non spetta al Municipio farlo. Saranno comunque lontano dalle abitazioni o dai centri di aggregazione», spiega Andrea Santoro. La domanda collettiva è: dove, visto che dall’ Eur a Pomezia la densità abitativa è alle stelle? A Spinaceto, appena oltre il Grande anulare, dove già sono «emigrate» gruppi di prostitute, tremano. Maria Luisa, che vive nelle case popolari, sospira: «Eh, certo, le tolgono da sotto casa dei signori e le mettono sotto alle nostre…». Intanto è iniziata una raccolta di firme tra i residenti dell’ VIII e IX Municipio contro la proposta, spiega il consigliere comunale per la lista civica dell’ ex sindaco Alemanno, Luigi De Palo: «Il decoro o l’ organizzazione non può valere la dignità di una donna». La Chiesa: «È un’ ipocrisia» E in attesa di conoscere i confini precisi di questa zona hot, il dibattito è acceso. «Coinvolgeremo anche i parroci – dice Santoro – Dobbiamo mettere da parte le convinzioni di coscienza». Ma la Chiesa è stata chiarissima e non intende abdicare al principio ella dignità umana. Da Avvenire, il quotidiano dei vescovi, un giudizio definitivo: «Un’ ipocrita (e forse ideologica) operazione per il “decoro” urbano. Non un impegno contro il degrado umano, a fianco delle vittime. Ne proviamo vergogna». E ancora: «Alla vigilia della giornata di preghiera e azione contro la tratta degli esseri umani, Roma – la capitale d’ Italia, la città culla e cuore dell’ umanesimo cristiano – si fa capofila di un progetto che assomiglia alla polvere celata sotto un tappeto di luci rosse. Un lavarsi la coscienza, come le strade. Non una scelta decisa per affrontare il dramma della prostituzione». Il partito del No E nonostante l’ idea del quartiere hot all’ ombra del Cupolone incassi il sì del Codacons e anche quello entusiasta dell’ assessore capitolino alle Pari Opportunità Alessandra Cattoi – «Il percorso iniziato dal presidente Santoro è molto rispettoso di tutte le persone che vengono coinvolte in questa vicenda: da una parte le donne, dall’ altra i cittadini che vivono in quartieri dove effettivamente ci sono situazioni di degrado» – sono in molti a dire no. Dal Pd Stefano Pedica parla di «ghetti a luce rossa». Secondo Gianni Alemanno «con l’ introduzione del quartiere a luci rosse l’ amministrazione capitolina si arrende alla prostituzione». Sempre dal centrodestra Barbara Saltamartini fa notare su Twitter che «Marino prometteva una città a misura di bambino, invece ora vuole vie a misura di prostitute definendola azione di decoro». Zoning, per l’ esattezza. Ora altri municipi sarebbero pronti a imitare il progetto «hot».
maria corbi

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