25 Febbraio 2017

Rom in gabbia, la bufera Salvini «Io coi dipendenti». «Barbaro»

Rom in gabbia, la bufera Salvini «Io coi dipendenti». «Barbaro»
il leader leghista e il video girato fuori dal supermercato: pago l’ avvocato a chi le ha chiuse lì

FOLLONICA (GROSSETO) Milioni di visualizzazioni, centinaia di messaggi sui social network, un fiume di reazioni che coinvolgono istituzioni, politici, scrittori e associazioni, con posizioni anche contrapposte. Il video delle due donne rom chiuse nel gabbione dei cassonetti dei rifiuti da due dipendenti del Lidl di Follonica è diventato un caso nazionale. «Eccoli i frutti avvelenati della xenofobia» dice il governatore della Toscana Enrico Rossi. «Io sto con i lavoratori (li contatterò già oggi per offrire loro tutto il nostro sostegno, anche legale) e non con le rom “frugatrici”. Ma quanto urla questa disgraziata???», scrive invece su Facebook il leader della Lega Nord Matteo Salvini, pubblicando il video incriminato accompagnato dall’ hashtag «ruspa». E la sindaca leghista di Cascina Susanna Ceccardi ribadisce: «Solidarietà ai lavoratori». È un vortice di reazioni che tiene banco tutto il giorno e in cui spicca la presa di posizione del Codacons, che chiede a Lidl Italia «il licenziamento immediato dei dipendenti del Lidl di Follonica responsabili del sequestro di persona a danno di due nomadi chiusi in una gabbia». Con la diffusione e la condivisione del video in Rete, sono ormai tantissime le persone che hanno sentito le grida di una delle due rom, mentre i dipendenti la prendevano in giro. L’ episodio risale a giovedì mattina, quando le donne, sorprese a frugare all’ interno dei cassonetti in una zona non aperta al pubblico, sono state chiuse nel gabbione dai due lavoratori. «Non si può entrare nell’ angolo rotture del Lidl» dice uno dei dipendenti nel filmato, mentre l’ altro ribadisce più volte di averle «chiuse in gabbia». Parole sovrastate dalle grida di una delle rom, poi rilasciate non appena terminato il filmato. I due dipendenti sono stati denunciati per sequestro di persona e sospesi dal loro posto. Uno dei due ieri è stato contattato telefonica da Salvini, come ha raccontato lo stesso leader della Lega Nord alla trasmissione radiofonica La Zanzara. E la pupilla toscana del segretario leghista ha rincarato, scrivendo sui social network: «Non possiamo più resistere in uno Stato che obbliga le persone a farsi giustizia da soli a causa dei continui tagli al comparto sicurezza e poi li condanna quando lo fanno lasciando nella più assoluta impunità i veri criminali». Prese di posizioni, quelle leghiste, che hanno portato alla reazione di chi invece condanna fermamente l’ accaduto. Tra questi c’ è lo scrittore Roberto Saviano. «Diffondere, senza stigmatizzare, un video in cui due folli sequestrano (e ridono mentre lo fanno) una donna solo perché non italiana è inaccettabile da chiunque – dice Saviano – Provo pena e disprezzo per i 30 mila utenti di Facebook che hanno mostrato apprezzamento per questo abominio». Condanne anche dal mondo politico e istituzionale. «Salvini sta con i dipendenti del supermercato che hanno chiuso le donne rom in un gabbiotto, io sto dalla parte della legge che dovrà appurare i reati commessi da quei dipendenti», dice il senatore Pd Andrea Marcucci. «Rispetto a quanto accaduto a Follonica ci dichiariamo disponibili fin d’ ora a fornire assistenza legale gratuita alle vittime di violenza e sequestro nei confronti degli autori di questo odioso reato», dicono i deputati di Possibile Pippo Civati e Andrea Maestri. Massimo D’ Alema va all’ attacco di Salvini: «Rinchiudere le persone in un gabbiotto è un reato, è un sequestro di persona. Un leader politico che incoraggia reati è un leader politico pericoloso per sé e per gli altri». Durissimo anche Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: «Vedere quelle immagini fa davvero schifo. Ma sentire un esponente politico che aspira a guidare il nostro Paese che difende quelle risate e quella stupida azione, mi fa schifo ancor di più. Salvini sei un barbaro», dice Fratoianni ospite della trasmissione di La7 «Tagadà». E mentre le polemiche sui due dipendenti non si esauriscono, tanto che su alcuni gruppi Facebook è arrivato l’ invito a boicottare Lidl a loro sostegno, il Codacons chiede alla Procura di Grosseto, che indaga sul caso, «di estendere le indagini ai membri di alcuni gruppi presenti su Facebook, che in queste ore hanno pubblicato il video e postato commenti di stampo razzista».

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