6 Settembre 2018

Rogo EcoX, chiesto giudizio per il titolare

L’ INCHIESTA Il 4 dicembre prossimo il Giudice per l’ udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Gisberto Muscolo, deciderà se mandare alla sbarra Antonio Buongiovanni, l’ amministratore unico della Eco Servizi per l’ Ambiente, società alla quale era stato affittato un ramo d’ azienda della Eco X. A otto mesi dalla chiusura delle indagini sul maxi rogo divampato a Pomezia a maggio 2017 che ridusse in cenere l’ azienda (2000 metri quadrati) di stoccaggio di rifiuti speciali e dal quale si è sprigionata diossina e altri inquinanti, il pm Luigi Paoletti ha chiesto al Gup il rinvio a giudizio per Buongiovanni. I CERTIFICATI Lungo l’ elenco dei reati contestati all’ amministratore unico. Incendio colposo, inquinamento ambientale colposo, rimozione o omissione colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Dalle indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo ecologico, infatti, l’ azienda non avrebbe mai ottenuto il certificato di prevenzione incendi. Per questo il pubblico ministero contesta a Buongiovanni anche l’ attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, almeno nei volumi in eccesso. Il nulla osta regionale era stato rilasciato per lo stoccaggio di 3mila tonnellate di immondizia, mentre all’ interno del capannone andato distrutto ne sarebbero state circa 8mila. Era stato il Procuratore capo di Velletri, Francesco Prete, a fornire le cifre durante un’ audizione in Commissione Ecomafie a maggio 2017, definendo «accumulo scriteriato di rifiuti», le cataste di spazzatura nell’ azienda di via Pontina Vecchia. Il pm Paoletti contesta infine all’ amministratore l’ assenza del responsabile dei servizi di prevenzione e protezione aziendale. Le due società, la Eco X e la Eco Servizi per l’ Ambiente, potrebbero dover rispondere delle responsabilità amministrative da reato. Cioè quegli illeciti che derivano dall’ inquinamento ambientale colposo: l’ aria, il suolo e il sottosuolo contaminati. Paoletti ha infine individuato i soggetti, privati e pubblici, offesi. Si tratta del ministero dell’ Ambiente, della Regione Lazio, della Città Metropolitana di Roma Capitale, del Comune di Pomezia, del Codacons, dell’ Osservatorio nazionale amianto, di tre associazioni locali e di altrettanti cittadini privati che potranno costituirsi parti civili. Nella lista mancano il Comune di Ardea, a pochi passi dalla Eco X, oltre agli allevatori e agli agricoltori (circa 150 aziende) a cui venne vietato di vendere i propri prodotti perché troppo vicini al luogo del disastro. Oltre un anno fa la Coldiretti annunciò l’ intenzione di costituirsi parte civile e non è escluso che lo farà anche il Municipio rutulo anche se non rientra nell’ elenco del pm. Intanto le macerie e i rifiuti bruciati sono ancora a via Pontina Vecchia, vicini alle case e alle scuole della zona. LA PROTESTA A maggio scorso, in piena campagna elettorale e a un anno esatto dal rogo, il Coordinamento dei comitati di quartiere aveva organizzato una manifestazione davanti alle macerie della Eco X, per chiedere cosa fosse bruciato in quell’ inferno oltre alla plastica e alla carta, ma soprattutto per sollecitare la bonifica dell’ area. Della messa in sicurezza se ne sta occupando il Comune di Pomezia, mentre per il risanamento dell’ area si prevedono tempi piuttosto lunghi a causa del costo elevato dell’ operazione: più di 4 milioni di euro. Moira Di Mario © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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