21 Giugno 2019

«Rogo Alfa Acciai, nessun danno ambientale»

A provocare l’ incendio alla Alfa Acciai di mercoledì sera sarebbe stato il cedimento strutturale di condizionatori esterni e il corto circuito che sarebbe scattato quando i cavi delle batterie si sono toccati. Prima una esplosione, poi, le fiamme e infine il fumo hanno generato preoccupazione. Nel giro di un paio di ore l’ intervento dei Vigili del Fuoco ha fatto rientrare l’ allarme mentre l’ azienda ha provveduto subito a far intervenire le proprie squadre di manutenzione per riparare il danno. Si è dunque trattato di uno di quegli incidenti che purtroppo «può capitare». Gli anni in cui Alfa Acciai veniva considerata solo un problema e un pericolo per San Polo e per i suoi residenti sembrano lontanissimi. Nessuno sottovaluta la presenza di un’ acciaieria nel cuore di un quartiere, ma le preoccupazioni di tipo ambientale si sono affievolite. Nemmeno l’ incidente di mercoledì ha destato grossa preoccupazione, se non nel Codacons: l’ associazione ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per danno ambientale e allarme sociale. «Con Alfa Acciai il rapporto è obbligato, essendo nato prima lo stabilimento che il quartiere – commenta Galeazzo Galeazzi, presidente del Codisa -. Come Comitato, abbiamo un rapporto diretto da molti anni, con una serie di segnalatori per le molestie che riguardano gli odori, i rumori e le polveri: dopo le nostre segnalazioni, Alfa attiva un sistema di controllo interno per capire le cause e nel corso dell’ anno ci troviamo per confrontarci sui risultati».NEGLI ANNI PASSATI, il Codisa si è spesso battuto per una maggiore attenzione dello stabilimento sulle tematiche ambientali e questo ha prodotto alcuni effetti positivi: «Le segnalazioni sono calate rispetto al passato, anche grazie ad alcuni sistemi per l’ abbattimento del rumore e delle polveri attuate da Alfa Acciai – ha chiarito Galeazzi -. Resta il problema dell’ odore: con determinate condizioni atmosferiche, il fumo causato dalle scorie colpite dall’ acqua fredda arriva nell’ abitato ed è molto fastidioso». Se i miglioramenti ci sono stati, «è anche grazie a chi, come noi, è sempre stato con il fiato sul collo all’ azienda: l’ allerta per un impianto di questo tipo c’ è sempre, cerchiamo di stimolare la proprietà a fare del proprio meglio», conclude il presidente del Codisa. Galeazzi è anche membro dell’ Osservatorio Alfa Acciai, così come Silvia Chiroli, presidente del Consiglio di quartiere di San Polo Case: «Negli anni scorsi l’ azienda rappresentava un problema, oggi anche i residenti sono molto più tranquilli, anche dopo incidenti come quello di mercoledì – spiega -. C’ è una buona collaborazione della dirigenza con gli organi preposti al controllo e con i quartieri, come dimostra anche la volontà di aprire lo stabilimento per una visita dell’ Osservatorio».Visita che, secondo l’ assessore all’ Ambiente del Comune di Brescia, Miriam Cominelli, potrebbe arrivare prima dell’ estate: «Con la nuova Giunta, l’ Osservatorio è stato rinnovato e c’ è già stata una seduta il 26 marzo scorso – sottolinea -. L’ organo si occupa di monitorare lo stabilimento e unisce rappresentanti della Giunta, della minoranza, dei Cdq e delle associazioni: è uno strumento che funziona e che aiuta a capire i problemi di aziende come queste all’ interno dei quartieri, come nel caso di Ori Martin e del termoutilizzatore».SULL’ INCENDIO di mercoledì, Cominelli si riferisce ai rapporti dei Vigili del fuoco e di Arpa e afferma che «non c’ è alcuna preoccupazione per l’ impatto, anche ambientale, che l’ incidente ha avuto sull’ azienda e sui quartieri vicini» e lo stesso fa Alfa Acciai, che parla di «un problema a un impianto che prende corrente elettrica che arriva dall’ esterno, lontano da tutti gli ambiti operativi e fuori dalla portata di tutti i lavoratori». Secondo l’ azienda, «i Vigili del fuoco hanno spento le fiamme in un quarto d’ ora, l’ attività si è fermata per meno di un’ ora; e non è bruciato l’ olio dei condensatori, non c’ è stato nessun danno ambientale né per via aerea né per le acque». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
manuel venturi

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