ROCCARASO “Mio fratello non si è suicidato”
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fonte:
- Il Tempo
ROCCARASO «Mio fratello non si è suicidato». Ne è convinto Gianni Valentini, fratello di Camillo, il sindaco di Roccaraso che il 16 agosto 2004 fu trovato senza vita nella sua cella del carcere di Sulmona dove era stato rinchiuso due giorni prima con l’accusa di concussione nell’ambito di un’inchiesta sulla realizzazione di opere pubbliche. Ufficialmente si trattò di un suicidio ma la famiglia dell’amministratore sin dal primo momento avanzò dubbi pesanti sulla dinamica della morte del congiunto, che fu ritrovato privo di vita all’interno della sua cella, soffocato da un sacchetto di plastica (con il quale il giorno prima gli era stato portato in carcere un cocomero), chiuso con i lacci delle scarpe. All’epoca l’autopsia compiuta sul corpo del sindaco parlò di morte per soffocamento. Nessuno fu in grado di spiegare i motivi per i quali Valentini avrebbe deciso di suicidarsi. Il fratello dell’ex sindaco ha partecipato ieri alla conferenza stampa del Codacons convocata per «svelare ingiustizie ed errori che portarono al suicidio in carcere» dell’allora primo cittadino di Roccaraso. «Ho visto mio fratello il giorno dell’arresto a Francavilla al Mare – ha aggiunto Gianni Valentini – quando gli consegnarono l’ordinanza di custodia cautelare. Lui mi disse: "È tutta carta straccia, dalla agli avvocati". Poi, uno che si suicida con una busta e con un laccio non si riduce in quel modo. Aveva le costole rotte e tutto il corpo tumefatto. Non dico che l’hanno ammazzato – ha concluso – però lui non si è ucciso». Nel corso della conferenza stampa il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha annunciato la richiesta di dieci milioni di euro come risarcimento dei danni provocati all’ambiente dalla realizzazione della palazzina Edilmonte a Roccaraso, dalla quale prese l’avvio tutta l’indagine che portò all’arresto del sindaco Camillo Valentini. Si tratta dell’ennesima iniziativa giudiziaria intrapresa da Rienzi in questi cinque anni che a più riprese ha denunciato agenti di Polizia e magistati che hanno indagato sugli appalti di Roccaraso. La richiesta di risarcimento del danno ambientale stavolta riguarderà invece «tutti i personaggi che contribuirono a far sì che l’edificio fosse costruito. Chiameremo in causa anche i nuovi amministratori – ha detto il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – se continueranno a tentare di sanare le irregolarità di questo palazzo. La somma che chiediamo dovrà essere rimborsata allo Stato sulla base di una legge vigente, visto che una consulenza tecnica ha accertato il danno enorme provocato all’ambiente dal taglio della montagna vicino alla costruzione». Il Codacons ha chiamato al risarcimento dei danni l’ex sindaco che diede la licenza alla costruzione, Mario Liberatore – condannato dalla Cassazione per abuso d’ufficio -, nonchè un ex proprietario dell’edificio e la società, attualmente proprietaria, che ha venduto l’immobile ricavandone un profitto. «Abbiamo messo a disposizione uno staff enorme di avvocati perchè questa storia, che va avanti da trent’anni, sia portata definitivamente a compimento. Roccaraso deve avere giustizia» ha concluso Rienzi. Nuovi capitoli potrebbero aggiungersi alla vicenda.
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