29 Ottobre 2005

ROCCARASO: L’AVV. RIENZI CHIEDE IL PROSCIOGLIMENTO DI TUTTI GLI INDAGATI

ROCCARASO: L’AVV. RIENZI CHIEDE IL PROSCIOGLIMENTO DI TUTTI GLI INDAGATI NEL PROCESSO DI SULMONA CHE HA PORTATO ALLA MORTE IN CARCERE DEL SINDACO VALENTINI TUTTI GLI ELEMENTI DI PROVA SONO CROLLATI E GLI UNICI ACCUSATORI, FEDERICO TIRONESE E IL SUO LEGALE STEFANO ROSSI, HANNO MENTITO RIPETUTAMENTE SIA AI GIUDICI CHE ALLO SCO DELL’AQUILA

INTANTO IL TAR LAZIO DECIDERÀ NEL MERITO SULLA QUESTIONE DELL’ISPETTORE MANCINI, ESSENDO ORAMAI CHIUSA L’INCHIESTA

Con una memoria presentata questa mattina al Sostituto Procuratore Simonetta Ciccarelli, gli avv.ti Bruno Leuzzi e Giovanni Margiotta hanno chiesto l’immediato proscioglimento da tutte le residue incolpazioni di tutti gli indagati del processo che la locale Procura conduce da 4 anni e che ha portato alla morte in carcere del sindaco Camillo Valentini.
Nella memoria vengono smontate punto per punto le accuse e il castello di carte costruito da servizio criminalità organizzata della Questura dell’Aquila, che per 4 anni ha indotto i magistrati ad indagare 40 persone per bene (tra cui Rienzi, il Presidente di Italia Nostra, avvocati, magistrati del Consiglio di Stato, amministratori comunali, ecc.) per il gravissimo reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Già solo questo marchio portato ingiustamente per 4 anni, e che solo nel maggio scorso il Gip ha cancellato con una ordinanza di proscioglimento nei confronti di tutti gli indagati, fa presagire pesanti azioni risarcitorie nei confronti della magistratura sulmonese (già il Codacons ha chiesto un risarcimento di 980.000 euro per le diffamatorie calunniose affermazioni rivolte all’associazione da parte degli ispettori Massimiliano Mancini, Emanuela Piccirilli, Cesare Ciammaichella) che hanno condotto finora le indagini.
Quanto all’ispettore Mancini, di cui il Codacons aveva chiesto al Tar la sospensione dall’inchiesta, il Tribunale ha ritenuto che la sua presenza nell’indagine a causa di un provvedimento del dirigente dello Sco di natura organizzatoria, non sia lesiva per l’associazione, tanto più che ormai l’inchiesta è finita.
Sull’incompatibilità del Mancini la di cui madre, come noto, aveva numerose vertenze proprio con il sindaco Valentini che l’aveva sfrattata da alcuni locali comunali, deciderà quindi la Procura di Campobasso che ha aperto una indagine su tutto l’operato della magistratura sulmonese in questa sconcertante vicenda che ha visto lo spreco di quasi 1 miliardo di vecchie lire solo per intercettazioni telefoniche ed ambientali (rivelatesi poi illegali ed inutili poiché il reato associativo di stampo mafioso è stato cancellato dal Gip). Nella memoria presentata dai legali si rivela un dato clamoroso dell’inchiesta e cioè le fonti di prova sono state sempre e soltanto il proprietario del palazzo abusivo del Vallone San Rocco a Roccaraso, Federico Tironese, un "boss" dell’edilizia abruzzese legato a doppio filo all’arcivescovo Cuccarese e all’ex Presidente del Tribunale di Pescara Ramundo, suo condomino in via della Marina n.1.
Il Tironese proprio per sostenere le accuse poi crollate è stato interrogato nel corso procedimento per ben 18 volte!!!

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