13 Maggio 2007

Roccaraso, la Cassazione boccia Rienzi. Respinto il ricorso contro l’operato dell’ispettore e del dirigente Sco

Roccaraso, la Cassazione boccia Rienzi. Respinto il ricorso contro l’operato dell’ispettore e del dirigente Sco 

 

SULMONA – Svolta importante nelle vicende giudiziarie legate all’inchiesta tre anni fa che portò all’arresto e poi al suicidio in carcere del sindaco Camillo Valentini. La sesta sezione penale della corte suprema di Cassazione (presidente Antonio Agrò) ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, contro l’archiviazione di un procedimento penale nei confronti dell’ispettore Massimiliano Mancini e del dirigente della sezione criminalità organizzata, Cesare Ciammaichella. Rienzi aveva denunciato i due poliziotti perchè a suo avviso incompatibili ad indagare sulla vicenda Roccaraso. L’archiviazione del procedimento era stata disposta dal Gip del tribunale dell’Aquila il 2 febbraio del 2006. Rienzi nel 2005 aveva presentato una denuncia nei confronti di Mancini e Ciammaichella per presunti fatti di falsità ideologica e di abuso d’ufficio. Secondo lui infatti, soprattutto Mancini non avrebbe dovuto effettuare le indagini per una precedente controversia tra sua madre e l’amministrazione comunale di Roccaraso. All’esito delle indagini preliminari il pm dell’Aquila, ravvisata l’infondatezza della denuncia, aveva chiesto l’archiviazione, contro la quale si era pronunciato Rienzi. Successivamente, anche il gip dell’Aquila aveva chiesto l’archiviazione contro la quale Rienzi aveva appunto proposto ricorso in Cassazione. Secondo la Cassazione, "l’ordinanza impugnata risulta immune dal qualsiasi anomalia e irregolarità di natura processuale o endoprocessuale, sia nelle determinazioni decisorie raggiunte dal gip dell’Aquila, sia nella parte descrittiva dell’effettuato vaglio critico". Determinazioni che – secondo i giudici della suprema corte, "diversamente da quanto suppone il ricorrente, appaiono coerenti e logiche nell’esame delle risultanze investigative e nel valutarne l’inconsistenza sotto il profilo penale". Il lavoro degli investigatori ottiene dunque il pieno riconoscimento di legitimità dalla Cassazione, che ha condannato Rienzi al pagamento delle spese processuali.
 

 

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