28 Marzo 2011

ROCCARASO: IL MOSTRO DEL VALLONE SAN ROCCO ERA E RIMANE ILLEGITTIMO

IL TAR ABRUZZO ACCOGLIE IL RICORSO DEL CODACONS E BLOCCA DEFINITIVAMENTE IL MOSTRO EDILIZIO DI ROCCARASO

Il mostro del Vallone San Rocco a Roccaraso era e rimane illegittimo. Lo ha deciso il Tar dell’Abruzzo, accogliendo un ricorso del Codacons e bloccando definitivamente il mostro edilizio.
Nella sentenza i giudici del Tar stigmatizzano il comportamento dell’amministrazione che all’epoca, sotto le pressioni ricattatorie di costruttori e processi penali infondati (oggi il Sindaco di Roccaraso e i Presidenti del Codacons, così come tutti gli altri imputati, sono stati prosciolti con formula piena, e i magistrati condannati in Cassazione al pagamento delle spese), stipularono una illegittima convenzione senza prima procedere alla messa in sicurezza del costone roccioso sopra il palazzo.
Ma tale costone non si può mettere in sicurezza ragione per cui – commenta Carlo Rienzi – l’unica soluzione sarà la demolizione del manufatto.
Si legge nella sentenza del Tar:

“…restano fondate le censure del CODACONS sull’articolo 8 della convenzione del 7.7.2004, laddove si prevede che “il comune di Roccaraso, attraverso il competente responsabile del servizio, disporrà il rinnovo delle concessioni in sanatoria dell’edificio in largo San Rocco di proprietà della società, dopo la sottoscrizione della presente concessione”: infatti poiché i lavori di messa in sicurezza – per la loro importanza ed imponenza – postulano il rilascio di autonomi permessi di costruire (con tanto di previa disponibilità di aree pubbliche interessate dai lavori medesimi), non si vede perché la progettazione di ripristino delle condizioni di sicurezza –solo se debitamente approvata dalle competenti autorità – non abbia fatto parte di un più vasto unicum autorizzativo comprensivo dei singoli “rinnovi” in sanatoria dei permessi ad aedificandum riferiti a quelle unità immobiliari direttamente responsabili dei pericoli idrogeologici ai quali dover fare fronte. In tal senso resta pertanto prematuro il rilascio di tali “rinnovi”, avvenuto al buio ancora in assenza del dettaglio progettuale ed esecutivo dei lavori di riassetto del terreno, al cui positivo esito il comune ha invece condizionato solo il rilascio del certificato di agibilità (cfr. in particolare l’art. 8 della convenzione sottoscritta il 2.11.2005 di modifica ed integrazione della convenzione del 7.7.04 ove si prevede il rilascio del certificato di agibilità del fabbricato entro 15 giorni dall’ultimazione dei lavori di messa in sicurezza del versante).

In buona sostanza, l’ente civico intimato avrebbe dovuto coordinare e subordinare il rinnovo dei titoli in sanatoria (se non alla verifica di buona esecuzione, quantomeno) al contemporaneo rilascio dei titoli edilizi relativi ai lavori di sistemazione del versante (una volta cioè verificata l’adeguatezza degli adempimenti progettuali demandati alla società, con previsioni di severe – ed irreversibili – decadenze dei rinnovi medesimi nel caso di infedele o ritardata esecuzione degli interventi in sicurezza), anche perché la legittimazione strutturale delle palazzine non potrebbe intendersi disgiunta da tali lavori che ne assicurano la stabilità, prima ancora dell’agibilità e del concreto utilizzo (al contrario di quanto sostenuto dalle parti resistenti).

Conseguentemente risultano illegittimi – e vanno pertanto annullati con la presente pronuncia, insieme alla relativa clausola convenzionale che li prevede – gli anticipati rinnovi dei titoli, prima di aver acquisito ed autorizzato con appositi permessi ad hoc la progettazione di messa in sicurezza del costone montano di cui è stata onerata la società controinteressata, pena il ripristino dello stato dei luoghi”.
 
 

 

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