10 Febbraio 2013

Robin Tax? La pagano i consumatori

Robin Tax? La pagano i consumatori

ROMA. Si chiama Robin Tax, si legge fregatura. Dovevano essere i petrolieri a finanziare misure come la social card, a favore di pensionati e ceti poveri, ma a pagare di tasca loro sarebbero state le famiglie italiane accollandosi una “tassa occulta” che, solo nel 2010, è costata 1,6 miliardi. Quando se l’ inventò, nel 2008, l’ allora ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, la definìuna «tassa bellissima»: la Robin Tax (dal nome di Robin Hood, che rubava ai ricchi per dare ai poveri) nacque come un extra prelievo Ires, a carico delle società petrolifere e poi anche di altre aziende energetiche (luce, gas) con il nobile scopo di «tassare un po’ di più i petrolieri per dare un po’ di più a chi ha bisogno». Le cose però sembrano essere andate diversamente, provocando la reazione stizzita del ministro novello Robin Hood. L’ Autorità per l’ energia avrebbe scoperto il “trucco” usato in questi anni dalle imprese energetiche (molte, non tutte) tassate con l’ addizionale Ires per salvare i propri margini di guadagno: parecchie aziende avrebbero fatto pagare la tassa a consumatori e utenti, addebitando alle famiglie italiane aumenti illegali di prezzi (benzina e gasolio) e bollette (elettricità e gas). Almeno questo è il sospetto che emerge dall’ analisi dell’ Authority contenuta nel Rapporto inviato al Parlamento il 24 gennaio. Se è così, si tratta di una partita di giro che vale miliardi. Un gioco di prestigio, che la legge non ha impedito nonostante la norma vieti alle imprese di «traslare l’ onere della maggiorazione d’ imposta su prezzi al consumo». Niente da fare, a quanto pare. Petrolieri e gestori (per l’ esattezza, 199 operatori su un totale di 476) avrebbero scaricato l’ imposta sugli italiani, anche perché è vero che la legge affida all’ Autorità per l’ energia il compito di vigilare ma senza dargli poteri sanzionatori con il ri che non si sa neanche bene chi dovrebbe punire i “furbetti” degli aumenti. Eppure, «è ragionevole supporre» (così dice l’ Authority) che qualcuno abbia messo le mani nelle tasche dei consumatori facendo la cresta su prezzi e bollette. Utilizzando i dati dell’ Authority, Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato che, solo nel 2010, le famiglie italiane hanno pagato 67 euro di maggiorazione sui prezzi energetici. Rincari vietati dalla legge, che si sono ripetuti nel 2011e nel 2012 con un addebito di 134 euro Totale: 335 euro addebitati illegalmente in tre anni. Le imprese così hanno ammortizzato l’ addizionale Ires, salvando i propri margini di guadagno. Ma a guadagnarci è stato anche il Fisco, che – secondo l’ Authority per l’ energia – ha incassato 1,5 miliardi in più nel 2011 di cui1,2 provenienti dalle aziende che distribuiscono elettricità e gas. Soltanto il gruppo Enel ha pagato una Robin Tax di 312 milioni. Vale la pena di ricordare che, proprio nel 2011, l’ aliquota della supertassa fu innalzata dal governo Berlusconi al 10 per cento rispetto all’ addizionale istituita nel 2008, che era del 5,5 e salì al 6,5 nel 2009. Di fronte ai sospetti dell’ Authority, i consumatori sono sul piede di guerra. Il Codacons annuncia che presenterà un ricorso alla Procura di Roma e farà ricorso alla class action per ottenere i rimborsi. In trincea anche Adusbef e Federconsumatori, che definiscono «gravissima e vergognosa» la situazione. «Bisogna conoscere i nomi delle aziende coinvolte per sanzionarle e costringerle alla restituzione del maltolto», sostengono. E le imprese chiamate in causa? L’ Assoelettrica respinge le accuse per bocca del presidente Chicco Testa: «Le tariffe sono fisse e non c’ è modo di recuperare la Robin Tax, che è una tassa iniqua. Prima di gridare al ladro, verifichiamo se sia stato davvero commesso il furto».

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