9 Luglio 2017

Robbie Williams al Bentegodi prezzi folli con la rivendita on line E parte il terzo esposto in procura

«due stipendi per un biglietto». indagini a verona e milano
VERONA Un biglietto a 2.695 euro, per qualcuno l’ equivalente di due stipendi. Ci risiamo, dunque. A Verona era già accaduto per Adele e One Direction e adesso sta succedendo di nuovo per Robbie Williams. Dopo i concertoni pop in Arena, lo scandalo si ripete in questi ultimissimi giorni che precedono il live evento di venerdì sera allo stadio Bentegodi. Perché ancora una volta – alla faccia degli esposti, delle inchieste, degli avvisi di garanzia, delle multe record dall’ Antitrust – il protagonista assoluto della vigilia torna a essere il dilagante e del tutto illegale fenomeno del secondary ticket. E per chi non si perderebbe per nulla al mondo l’ attesissima esibizione al Bentegodi dell’ ex star dei Take That, a dominare la scena in queste ultimissime ore di vigilia è il bagarinaggio online. Biglietti «a prezzi dopati, una speculazione vergognosa»: tuona il Codacons che, per denunciare i «mostruosi e ingiustificati rincari per assistere all’ esibizione di Williams a Verona», ha deciso adesso di depositare un secondo esposto alla magistratura dopo quello dello scorso autunno. Allora, era fine novembre 2016, la segnalazione venne inoltrata dall’ associazione di tutela dei consumatori alla procura scaligera, stavolta risulta invece destinata ai colleghi di Milano, che hanno appena concluso la prima inchiesta in Italia sul mercato illecito correlato al secondary ticketing in Rete. Perché pretendere dagli ultimi ritardatari di sganciare la bellezza di 2.700 euro per un solo biglietto, «non è altro che una mera speculazione a danni degli amanti della musica e dei fan del cantante. Non è possibile – ha dichiarato ieri il presidente di Codacons Carlo Rienzi – che il biglietto per un evento musicale arrivi a costare così tanto. Per questo abbiamo deciso di segnalare per la seconda volta il caso-limite di Verona alla procura, stavolta rivolgendoci a quella di Milano che già indaga sul fenomeno in chiave nazionale a seguito della nostra denuncia». Nero su bianco, con questo ulteriore esposto, «chiediamo ai pm lombardi di estendere le indagini anche al concerto di Williams del 14 luglio a Verona». Ipotesi di reato? Due in particolare : aggiotaggio e truffa. Il tutto a scapito, loro malgrado, dei fans e della Siae. Nonostante l’ attivismo dei consumatori e le indagini dei magistrati,però, nulla è ancora cambiato: lo scandalo dei tagliandi rivenduti a prezzi folli sul web scoppiò nell’ ottobre 2016 a seguito delle denunce delle associazioni sulla vendita-lampo di migliaia di posti per la due giorni dei Cold Play a San Siro; posti «miracolosamente» ricomparsi pochi minuti dopo sui portali specializzati nella rivendita a costi decisamente più alti. Un caso che diede il via all’ inchiesta della procura di Milano culminata a fine giugno nell’ iscrizione di dieci indagati tra persone fisiche e società per i reati di aggiotaggio e truffa; nel mirino tre dei principali organizzatori di spettacoli a livello nazionale (Live Nation Italia, Vivo e Di and Gi) con i rispettivi vertici Roberto De Luca e Antonella Lodi, Corrado Rizzotto (nel frattempo passato a Indipendente Concerti) e Domenico D’ Alessandro, senza dimenticare gli amministratori della società svizzera Viagogo Charles Stephen Roest e Kaur Rashvinder Dhhot. Per non parlare della stangata dell’ Antitrust, che lo scorso 13 aprile ha comminato una mega multa da 1 milione di euro al rivenditore autorizzato Ticket One (legato ai promoter dal cosiddetto «contratto Panischi») più altre sanzioni. Serviranno?

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