5 Gennaio 2014

Rivoluzione Rc auto I carrozzieri: è la fine

Rivoluzione Rc auto I carrozzieri: è la fine

di Mario Neri Buona parte delle carrozzerie toscane, forse addirittura due su tre, potrebbe chiudere a causa di alcune disposizioni contenute nel decreto “Destinazione Italia” sulla nuova Rc auto, varato dal governo poco prima della pausa natalizia. Già l’ hanno ribattezzato «un regalo alle lobby delle assicurazioni». Per le associazioni dei consumatori è invece una «vittoria dei cittadini» a cui, in un momento di crisi, «viene offerta la possibilità di avere agevolazioni e sconti». Resta il fatto che le nuove norme sull’ Rc auto in vigore dal 24 dicembre, e approvate dall’ esecutivo con l’ obiettivo dichiarato di ridare ossigeno all’ economia, stanno facendo tremare centinaia di officine anche in Toscana. A lanciare l’ allarme sono in particolare le associazioni degli artigiani, Cna e Confartigianato. «Con le nuove misure introdotte dal governo – dice Daniele Conti, coordinatore regionale del settore per la Cna – le assicurazioni avranno la possibilità di creare un monopolio della riparazione». Le cifre. In Toscana questa fetta di mercato impegna oggi seimila dipendenti, duemila soci imprenditori e alimenta un fatturato da circa seicento milioni di euro, quasi per intero prodotto proprio dai sinistri. I trust di carrozzerie convenzionate con cui le assicurazioni potranno stringere accordi, potrebbero imporre la chiusura a «due terzi delle 2.056 piccole imprese presenti sul territorio». A rischio fallimento ci sarebbero 1300 officine. O almeno, «tutte quelle che decidessero di non “allinearsi” ai prezzi imposti dalle compagnie». Gli sconti della discordia. Il cortocircuito, per i carrozzieri, sarebbe generato proprio dalle misure contenute nel decreto ed incentrate sull’ Rc auto. Il pacchetto introduce infatti la possibilità per le assicurazioni di proporre ai loro clienti un ventaglio di sconti sulle polizze. In cambio i cittadini si impegnano ad accettare clausole vincolanti. È previsto, ad esempio, uno sconto del 4% se nel contratto è contenuto il divieto di cessione del credito, e cioè di dare ai carrozzieri il diritto a riscuotere direttamente il risarcimento per la riparazione. Un’ altra riduzione non inferiore al 5% è concessa inoltre anche a chi accetta, in caso di sinistro, di portare la propria auto in una delle officine di riparazione convenzionate con le compagnie. Sarebbero questi, per gli artigiani, i nodi scoperti di un pacchetto che ha fra gli obiettivi dichiarati anche quello di abbattere frodi, “bidoni” e accordi opachi proprio fra officine, clienti e spesso pure avvocati e medici. Sicurezza a rischio? «Una volta siglato il contratto con quelle limitazioni – dice Roberto Carria, proprietario di un’ officina a San Giovanni Valdarno e presidente di categoria per Confartigianato – sarà impossibile per un cliente rivolgersi a un carrozziere di fiducia. Lo potrà fare ma solo accettando un risarcimento pari al prezzo che la compagnia avrebbe ottenuto dall’ officina convenzionata». «Per noi artigiani significa adeguarsi o morire, per il cliente trovarsi di fronte a riparazioni in cui la qualità e la sicurezza saranno scadenti, dato che anche i pezzi di ricambio verranno forniti dalle compagnie», aggiunge Conti. «E non ci vengano a dire che serve a calmierare i costi dei sinistri: negli ultimi dieci anni sono diminuiti moltissimo». In effetti i dati di Ania sembrano confermare la tendenza sul lungo termine, anche se dal 2011 al 2012 la frequenza degli incidenti è sì calata del 13,5%, a fronte però di un aumento della spesa complessiva per ripagare i danni salita del 6,1. «Sulla qualità dei lavori però – fanno sapere dall’ Associazione nazionale delle imprese assicurative – non ci sono ombre, solo alle aziende con i requisiti di sicurezza certificati verrà offerta l’ opportunità di stringere accordi». La battaglia per fermare la legge. Sono questi dunque i passaggi ad aver scatenato l’ ira dei carrozzieri, che il 15 gennaio si riuniranno in presidio a Montecitorio con l’ obiettivo di convincere la politica a non convertire in legge il decreto. «In gioco c’ è la sopravvivenza delle nostre aziende», continua Carria. Anche il “foro” è contro. «La verità è che così si viola la concorrenza. Lo ha già stabilito una sentenza della Corte di giustizia europea, che ha da poco bocciato provvedimenti simili in Ungheria», dice Massimo Perrini, presidente dell’ Unione nazionale degli avvocati specializzati in responsabilità civile e assicurazioni. Per gli avvocati «gli sconti saranno illusori perché cancellati o ridotti dagli aumenti delle tariffe». Senza contare che «il decreto prevede che le compagnie informino i clienti soltanto nel caso in cui non si avvalgano delle opportunità che vengono offerte dal decreto, e non il contrario». «Vincono i cittadini». Il decreto rappresenta invece un successo dei consumatori secondo Carlo Rienzi, avvocato a capo del Codacons: «Per i cittadini è tutto facoltativo, e le compagnie dovranno dare evidenza alle clausole. E poi, finalmente, si mette un freno al vizietto dei carrozzieri di gonfiare le fatture». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox