Rivolta contro il caro-mensa Scende in campo il Codacons
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fonte:
- La Nazione
SIENA TUTTA COLPA di una «x». Quella che i genitori, ora in rivolta contro il caro-mensa nella scuola elementare di Sovicille, hanno apposto su un modulo del Comune per rifiutare il servizio. Troppo costoso. Un prezzo spropositato se confrontato con quello praticato nei centri limitrofi. «Ci costringerà, il prossimo anno, a valutare la possibilità di spostare i ragazzi in altri istituti», paventa Luca Bini che ha due piccoli alle elementari. Per l’ attuale stagione scolastica aveva pensato di ovviare preparando a casa il classico panierino che si usava una volta. Se mangiano il panino «fai da te» alle 10 per colazione, si è detto, allora sarà consentito loro anche di fare pranzo con altre pietanze provenienti dalla cucina della mamma. E INVECE NO. I bambini sono stati stoppati, con grande sorpresa di Bini e di altri genitori che, come lui, avevano ritenuto questa soluzione la più adeguata alla situazione. Immaginate la sorpresa quando hanno saputo che panini e crostatine erano rimasti ben chiusi nello zaino. Si doveva mangiare per forza quanto fornito dalla mensa: il personale era stato chiaro al riguardo con i loro bambini. Lapalissiano il sindaco Alessandro Masi: «L’ introduzione di pasti diversi da quelli comunali durante la pausa delle lezioni non è consentita per ragioni di sicurezza alimentare». Dello stesso tenore la versione del dirigente scolastico Sandro Marsibilio. DUNQUE NON c’ è via di uscita. Un dialogo fra sordi. Con i genitori che si sentono presi in giro. «Perché mi chiedi se voglio un servizio ? commentavano ieri davanti al prefabbricato dove molti piccoli effettuavano la pausa pranzo ? e poi mi obblighi ad usufruirne anche se ho risposto di no?» Luisa Altomare, altra mamma in prima fila nella rivolta contro il caro-mensa, svela di aver già inviato al Comune una lettera di diffida per evidenziare «che rigetto addebiti per un servizio non richiesto finchè non risulterà trasparenza sulla composizione delle tariffe e queste non saranno adeguate alla media nazionale». Quanto ai ragazzi, a questo punto, non hanno altra possibilità: se non intendono digiunare devono attingere dal menù scolastico. Volenti o nolenti. Una situazione paradossale. «Perché dobbiamo sborsare per un pasto 7,20 euro ? osserva Marina Biagioli ? quando la maggior parte delle famiglie in provincia di Siena, in Toscana e in Italia ne paga da 2,8 a 5,3?» Il caso è stato sottoposto all’ attenzione del Codacons che invierà all’ amministrazione locale una lettera, attraverso l’ avvocato Tiziana Vigni, in cui si chiede, fra l’ altro, di ritoccare in basso quelle cifre ritenute esose. A maggior ragione per chi, avendo diversi figli, non riesce proprio a pagare la mensa a tutti. «Che mi diano almeno l’ opportunità di portarli a mangiare a casa ? auspica Katalin Kissnè, ungherese da anni residente ad Ampugnano ?. Ho scritto al preside ma ancora non mi ha risposto». «CHI USUFRUISCE del tempo pieno ? si difende il sindaco Masi ? deve sapere che comprende il momento del pasto quale fase cardine della formazione. E poi non si può paragonare la nostra realtà con altre perché riusciamo a garantire al 75% degli studenti il tempo pieno, a fronte di una media nazionale del 30%». Ci vuole comunque vedere chiaro la Lega Nord che attraverso il capogruppo in Regione Antonio Gambetta Vianna ha presentato un’ interrogazione sull’ aumento da 5 a 7,20 euro per pasto, tale da costringere alcuni genitori che non possono permettersi queste cifre a dotare i figli del classico panierino. Senza che abbiano poi potuto consumarlo. Viene da chiedersi: in tempi di crisi deve essere ancora una volta la burocrazia a prevalere oppure, forse, basterebbe solo il buonsenso?
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