Ritrovate le due scatole nere del Boeing
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fonte:
- Il Tempo
etiopia una però è parzialmente distrutta e forse è ormai inutilizzabile ripercussioni dell’ incidente in borsa, tracollo del titolo usa a wall street
Francesca Musacchio Le due scatole nere del Boeing 737 MAX, precipitato domenica mattina poco dopo il decollo da Addis Abeba, sono state ritrovate. Una di queste, però, è parzialmente distrutta e quindi potrebbe non fornire elementi utili all’ indagine. Il giorno dopo la tragedia che si è consumata in Etiopia, dove il volo ET 302 della Ethiopian Airlines si è schiantato dopo 6 minuti dal decollo, il dolore per la morte delle 157 persone a bordo si unisce alle polemiche e al lavoro per accertare le cause dell’ incidente. I sospetti, al momento, ricadono su un possibile difetto nel software del 737 Max, che gestisce i dati relativi al sistema di protezione del cosiddetto «inviluppo di volo», cioè la relazione fra l’ angolo di attacco dell’ ala, la velocità del velivolo e il flusso di aria che lo circonda. Ma sono solo ipotesi. E per ora le preoccupazioni per la sicurezza dei velivoli Boeing 737 del colosso Usa, che ieri ha subito un crollo del titolo a Wall Street, hanno spinto paesi come Etiopia, Cina, Indonesia, Isole Cayman, Indonesia e Mongolia a lasciare precauzionalmente a terra tutti i Boeing Max. Nel nostro Paese Air Italy ne ha tre nella propria flotta, i primi dei 20 che ha ordinato. La compagnia ha assicurato che la sicurezza dei passeggeri «é da sempre» la sua «principale priorità» e «con riguardo al B737 Max 8 e a tutti gli aeromobili operativi in flotta, la compagnia si trova in piena conformità con le disposizioni delle autorità aeronautiche e alle procedure operative e direttive del costruttore». L’ Associazione nazionale piloti (Anp), però, ha richiesto all’ Ente nazionale dell’ aviazione civile (Enac) di intervenire su tutte le compagnie italiane che hanno in uso questa tipologia di aeromobile, «mettendo a terra le macchine e facendo i controlli necessari». Stessa richiesta arrivata dal Codacons, ma Enac ha informato che «dalle verifiche condotte» si «conferma che il vettore italiano opera in piena osservanza delle prescrizioni operative emesse dal costruttore Boeing e approvate dalla Federal aviation administration, Ente americano certificatore dei velivoli Boeing, dopo un incidente analogo verificatosi in Indonesia nell’ ottobre 2018 che aveva coinvolto un aeromobile Boeing 737 Max 8. Le prescrizioni riguardano sia la formazione dei piloti, sia l’ aggiornamento dei manuali di volo». Intanto in Italia, come in tutti i 35 paesi coinvolti nell’ incidente, si aspetta il rientro delle salme. L’ Unità di crisi della Farnesina, che sta lavorando per il rimpatrio degli otto italiani vittime del disastro aereo, ha fatto sapere che «i tempi tecnici sono lunghi». La procedura, ha spiegato il capo dell’ Unità, Stefano Verrecchia, «prevede il recupero, l’ identificazione e poi il riconoscimento formale dei corpi. Sarà nostra cura, in contatto con le autorità etiopi, accorciare questi tempi il più possibile». La procura di Roma ha aperto un’ indagine, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone, al momento senza indagati e senza ipotesi di reato. Sei esperti della Federal Aviation Administration, invece, sono attesi in Etiopia, dove collaboreranno alle indagini sullo schianto del Boeing dell’ Ethiopian Airlines. Con il passare delle ore, però, emergono anche dettagli dalle testimonianze di alcuni residente nella zona dell’ incidente, avvenuto a circa 60 chilometri da Adis Abe ba. Alcune persone, intervistate da Reuters, sostengono di aver visto fuoco e detriti fuoriuscire dalla coda dell’ aereo.
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