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16 Ottobre 2019

RITROVATE IL FILO DEL DIALOGO

di LUCA ROJCHIl prezzo del pecorino crolla e si interviene con una iniezione di capitali per mantenere in modo artificiale il prezzo del latte abbastanza alto per evitare la rivolta e abbastanza basso per non rendere il costo del formaggio fuori mercato. Il sistema drogato vive la fase di boom come una cicala, e il down come una catastrofe economica. La falla del sistema è amplificata dall’ approccio timido della politica, con la Regione a fare quasi da spettatrice, e dalla battaglia di profondità tra pastori e trasformatori. Una guerra che è passata dai tavoli di accordo alle aule del tribunale. Ma questa lotta sembra lontana da una rivoluzione industriale che trasformi la fragile economia del Pecorino in un mattone del pil sardo. Rimangono le falle di sempre. Un meccanismo difettoso in cui domanda e offerta diventano quasi irrilevanti. Basterebbero regole certe. Quanto latte produrre per mantenere alto il prezzo della materia prima. Quanto formaggio immettere nel mercato per evitare che venga svenduto. Non grandi strategie da Nobel per l’ economia, ma appena più del baratto. Basterebbe un po’ di dialogo e buon senso. Ma sembra impossibile creare questo ponte sovrannaturale. Certificata l’ assenza dello Stato, l’ irrilevanza della Regione, la lotta per la sopravvivenza dovrebbero portarla avanti chi il Pecorino lo produce. Pastori e trasformatori. Era stato creato anche un organismo, l’ Oilos, che doveva servire da regia del sistema. Per trasformare in modo definitivo la pastorizia nella Fiat dell’ isola. Ma le fabbriche in Sardegna non hanno mai funzionato. E neanche la rivolta dei pastori sembra avere fatto capire che l’ emergenza produttiva sta per diventare sociale. Ed è difficile capire per chi osserva da fuori la guerra giudiziaria che si è scatenata tra Consorzio di tutela del pecorino, Coldiretti e Codacons. Una battaglia fatta di querele per calunnia. Di diffidenza e palese mancanza di fiducia tra chi dovrebbe stare intorno a un tavolo per trovare una soluzione sull’ emergenza latte. Passare dal sistema della sopravvivenza alla creazione di una catena di montaggio della ricchezza capace di trasformare il latte in oro. Manca il dialogo, ma ancora di più si sente l’ assenza della politica. Il ministero dell’ Agricoltura è rimasto immobile. La Regione non sembra capace di gestire la vertenza che da un momento all’ altro rischia di riesplodere e diventare una nuova emergenza sociale. Il pastoralismo è sopravvissuto al sogno dell’ industrializzazione, ai soldi facili dei mattoni sulle coste, alla net economy. La pecora in Sardegna vale molto più di internet. Perché in molte parti dell’ isola il lavoro profuma ancora di formaggio. @LucaRojch@RIPRODUZIONE RISERVATA.

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