22 Settembre 2019

Ritirati 195 lotti di farmaci forse cancerogeni

 

TIZIANA LAPELOSA Dicono che non c’ è di che allarmarsi. Ma quando di mezzo c’ è la salute è difficile stare calmi, soprattutto se viene pronunciata la parola cancerogeno. E l’ avverbio “potenzialmente” a nulla serve a cambiare la percezione del pericolo. L’ Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e questa è la notizia, ha ritirato diversi lotti di medicinali anti-acido “made in India”. Si tratta di farmaci con all’ interno la “ranitidina”, un principio attivo molto utilizzato negli anni ’70 e ’80 che serve ad attenuare acidità e bruciori di stomaco, a trattare l’ ulcera e il reflusso gastroesofageo e le emorragie del primo tratto dell’ apparato digerente. L’ inibitore in questione riduce la quantità di acido prodotto dallo stomaco e dona sollievo a quel venti per cento della popolazione alle prese con reflussi e acidità. Sugli scaffali delle farmacie, ma anche nella catena di distribuzione dei farmaci, sarà impossibile trovare sciroppi, fiale e compresse che abbiano come principio attivo la “ranitidina” prodotti dall’ indiana Saraca Laboratories ltd. Ben 195 i lotti ritirati in via precauzionale per la presenza, in alcuni di essi, di una impurezza tecnicamente chiamata Ndma (N-nitrosodimetilammina), già riscontrata l’ anno scorso in alcuni farmaci contro l’ ipertensione. Ora, in base a degli studi condotti sugli animali, la Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro per l’ Oms) ha classificato la Ndma come una sostanza potenzialmente cancerogena per l’ uomo. La si trova in alcuni alimenti, soprattutto cotti, affumicati o stagionati, e pure in alcune forniture di acqua, e se ingerita in quantità elevate, potrebbe provocare dei danni. Così, riprendendo il vecchio slogan “prevenire è meglio che curare”, si è deciso di ritirare i lotti sospetti e ridurre al minimo i rischi per i pazienti. Non solo, l’ Aifa ha deciso il divieto di utilizzo di tutti i lotti commercializzati in Italia di medicinali con ranitidina, quindi di altre case farmaceutiche, in attesa che vengano analizzati. nel resto del mondo Lo stesso stanno facendo diversi paesi dell’ Unione europea e del mondo coni quali l’ Aifa sta collaborando per capire se ci siano ulteriori contaminazioni e adottare, quindi, misure correttive. Per ora, tra le medicine ritirate, figurano le confezioni di Ranitidina Ratiopharm da 150 e da 300 mg, il Ranitidina Mylan Generics da 150 e da 300 mg, lo Zantac sia in compresse da 150 o 300 mg sia in fiale da 5 ml, il Ranitidina Aurobindo da 150 e da 300 mg. Ma come dovranno comportarsi quanti utilizzano questo tipo di farmaci? Premesso che non si profilano rischi acuti per i pazienti che ne hanno fatto uso, i trattamenti non vanno sospesi, ma è bene rivolgersi al proprio medico di base «per chiedere indicazioni sulla scelta di una formulazione dello stesso farmaco che non dia problemi e che assicuri la continuità terapeutica», avverte Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale). Stesso suggerimento per chi utilizza farmaci fai da te. «La ranitidina è stata soppiantata dagli inibitori di pompa, per cui solo chi è intollerante a questi ultimi, ricorre al “vecchio” principio attivo. I pazienti possono benissimo recarsi dal loro medico o dal farmacista per chiedere un’ alternativa efficace, se lo desiderano», fa sapere Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente dell’ Ordine dei medici di Roma. i controlli Certo, il ritiro dei farmaci dimostra che in Italia i controlli funzionano eccome anche dopo che un prodotto ha ricevuto il nulla osta per essere commercializzato. Ma, avverte Scotti, «in Italia deve cominciare a esserci una regolazione ex ante rispetto alla diffusione di farmaci che risultano non perfettamente puri nei componenti. Si accusano i medici di famiglia o gli stessi pazienti di non scegliere i farmaci generici», lamenta, «ma appare evidente che il mercato italiano dei generici ha così tanti farmaci che diventa difficile allinearli ai controlli. In altri paesi, come Inghilterra e Germania, ci sono soltanto tre o quattro marche di generici. Bisogna fare una selezione rispetto alle aziende che mettono in commercio questi farmaci e prevedere anche sanzioni, che al momento non mi risulta ci siano». Se la cancerogenicità dei prodotti messi al bando venisse accertata, il Codacons è pronto a dare battaglia a tutela dei pazienti. riproduzione riservata.

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