5 Aprile 2019

Ritirate protesi al seno: rischio di tumori

 

ROMA PROTESI al seno sotto accusa e il sospetto fa paura: alcuni tipi favorirebbero l’ insorgenza di una rara forma tumorale, il Linfoma anaplastico (Alcl) a grandi cellule. L’ allarme arriva dalla Francia dove, a partire da oggi, l’ Agenzia sanitaria d’ Oltralpe Ansm ha vietato in «via precauzionale» le protesi mammarie macrotesturizzate a superficie ruvida e gli impianti mammari con superficie ricoperta da poliuritene, supporti attualmente impiantati su circa 400mila donne francesi. Sono 13 i modelli che la Francia ha deciso di ritirare dal mercato, prodotti da sei aziende diverse. Anche in Italia, dove sono 411mila le donne portatrici di questa tipologia di impianto mammario, l’ attenzione è massima ed il ministro della Salute Giulia Grillo ha chiesto un parere urgente al Consiglio Superiore di Sanità (Css). LA MISURA decisa dall’ agenzia sanitaria francese per la sicurezza dei prodotti medici prevede il divieto di immissione di tali protesi sul mercato, il divieto di distribuzione ed utilizzo ed il ritiro delle protesi presenti. Ma non viene, assolutamente, previsto l’ espianto preventivo per le donne che le hanno già addosso. Secondo gli ultimi dati dell’ Ansm in Francia su 400mila donne portatrici di queste protesi si sono registrati, a partire dal 2011, 59 casi di Alcl associati a tali impianti. IN ITALIA il parere del Consiglio superiore della sanità è stato richiesto, spiega il ministero della Salute, «per avviare eventuali iniziative nei confronti dei fabbricanti coinvolti nella produzione dei dispositivi a rischio». Nel nostro Paese sono 41 i casi di Alcl segnalati alla Direzione generale dei dispositivi medici del ministero della Salute dal 2010 a marzo 2019 su un totale di circa 411 mila tesi impiantate negli ultimi 8 anni. Il Linfoma anaplastico «è una rara forma di neoplasia a prognosi favorevole se diagnosticato precocemente». AD OGGI nel mondo si stimano circa 800 casi di Alcl su 10-35 milioni di pazienti impiantate, in Italia negli ultimi 10 anni, più del 95% delle protesi impiantate sono della tipologia testurizzata. Già nel 2015, il ministero italiano ha emanato una circolare con l’ obiettivo di sensibilizzare tutti gli operatori sanitari del settore a «una corretta diagnosi di Alcl in presenza di sintomatologia sospetta» e lo scorso febbraio ha ribadito le raccomandazioni per medici e pazienti in una lettera inviata agli Assessorati alla Sanità di tutte le Regioni. Intanto, la procura di Torino ha aperto un fascicolo sul caso di queste tipologie di protesi al seno potenzialmente cancerogene. L’ iniziativa è a seguito di un esposto del Codacons, presentato lo scorso febbraio, con il quale si chiedeva ai pubblici ministeri di accertare la sussistenza di reati come la frode in commercio e l’ immissione in commercio di prodotti pericolosi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
veronica passeri

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