18 Gennaio 2021

Ritardi vaccino anti-Covid, esposto Codacons a procure del Veneto contro Pfizer: “ipotesi reati frode in commercio e truffa”

 

L’associazione di consumatori Codacons ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Venezia Padova, Verona, Treviso, Vicenza, Rovigo e Belluno contro “la decisione unilaterale di Pfizer di tagliare la produzione dei vaccini anti-Covid e ritardare in modo arbitrario le consegne delle dosi destinate alla regione, e sui problemi relativi alla qualità di alcuni lotti del farmaco svelati nel corso dell’ultima puntata di Report. Esposto che viene inviato anche all’Antitrust Europeo, per la possibile fattispecie di abuso di posizione dominante”.

“Il momento storico che la collettività è chiamata a vivere è caratterizzato da una grande preoccupazione relativa alle iniziative intraprese ed adottate dal Governo e dall’Unione Europea per superare il lockdown e la fase post-Covid, in particolare per dare attuazione alla strategia per accelerare lo sviluppo, la fabbricazione e la diffusione di vaccini contro il coronavirus – afferma il Codacons nella nota inviata alle procure -. In questo quadro di valutazioni diversi interrogativi si starebbero sollevando alla luce di quanto riportato prepotentemente alla ribalta dai media, sulla condotta e operato della Pfizer”.

“Quel che preme far rilevare in questa sede, a parere della scrivente associazione, è un intervento delle autorità adite per proprio ambito di competenza e per poteri conferiti, volto a valutare se nell’operazione posta in essere dalla Pfizer possano essersi registrate decisioni e manovre volte, in merito alla fornitura di vaccini, a violare o meno le regole europee e accertando altresì se possano configurarsi fattispecie penalmente rilevanti a danno dei cittadini italiani”.

Tra i possibili reati configurati nell’esposto del Codacons, si fa riferimento al “reato di frode in commercio, reato di truffa e truffa aggravata, nonché ipotesi di cui agli art. 355 c.p., vale a dire mancato adempimento di obblighi derivanti da un contratto di fornitura con lo Stato, ma anche possibili pratiche commerciali ingannevoli e scorrette, con la violazione della pubblica fiducia nei rapporti commerciali, e il venire meno della garanzia degli interessi di tutti i protagonisti del mercato abuso di ufficio e inadempimento di contratti di pubbliche forniture”.

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