15 Gennaio 2024

RISTORATRICE MORTA, CODACONS: SERVE STRETTA SU INFLUENCER. DEVONO RISPONDERE PENALMENTE DELLE CONSEGUENZE DEI LORO POST

QUANDO SI LANCIANO GOGNE MEDIATICHE E SI INCENTIVA ODIO SUI SOCIAL. MA VA RISPETTATA LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Il caso della ristoratrice Giovanna Pedretti, trovata morta ieri dopo una serie di attacchi subiti sui social per la polemica sulla recensione firmata da un cliente che inveiva contro i gay e i disabili vicini di tavolo, deve portare ad una riflessione generale sull’eccessivo potere degli influencer in Italia e a una stretta verso chi lancia gogne mediatiche e alimenta odio su web e social network. Lo afferma il Codacons, unica associazione che da anni chiede a gran voce una regolamentazione ferrea sul settore.
Il caso di Giovanna è estremamente grave e porta di nuovo alla ribalta il tema della responsabilità sia degli influencer circa i contenuti pubblicati sui social, sia degli utenti che alimentano odio e violenza sul web – spiega il Codacons – Al di là della vicenda specifica, sulla quale non entriamo nel merito in attesa delle indagini della magistratura, e senza chiamare in causa nessuno in particolare, è oramai innegabile come gogne mediatiche, campagne aggressive sui social network e messaggi tesi a gettare discredito su una persona possano avere conseguenze anche pesanti, come può essere un suicidio o un atto di violenza compiuto da terzi sotto l’influenza del clima di odio generato sul web.
Nell’attesa di conoscere le misteriose linee guida in materia annunciate nei giorni scorsi dall’Agcom, riteniamo urgente valutare in Italia una normativa specifica che, pur nel rispetto del sacrosanto diritto alla libertà di pensiero e di espressione, porti influencer, soggetti con enorme seguito sui social, ma anche semplici utenti che postano commenti feroci e violenti, a rispondere penalmente delle conseguenze del proprio operato su tali piattaforme digitali, anche attraverso la previsione del reato di concorso negli illeciti commessi da terzi a seguito delle gogne mediatiche lanciate sui social network, e per la fattispecie di concorso in istigazione al suicidio quando si verificano episodi come quello di Giovanna Pedretti – conclude il Codacons.

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