Rispetto e non sospetto: il Dna della democrazia
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fonte:
- La voce di Romagna
Pochi personaggi politici sento così lontani dal mio modo di intendere l’ impegno sociale quanto Laura Boldrini: sentimentale e populista, ripetitiva e schematica, col suo retrivo femminismo ed il non meno obsoleto terzomondismo. Spesso le sue prese di posizione mi sembrano retoriche e sterili; inadeguata giudico la sua attività di presidente della Camera, che, priva di originalità e prontezza, si trincera dietro stantii luoghi comuni da educazione civica di una terza media. Ora è nell’ occhio del ciclone. Molti la criticano per avere ospitato sul jet governativo il suo “compagno” e l’ associazione Codacons ne ha chiesto la messa in stato d’ accusa. Ma che cosa ha combinato? Alla cerimonia funebre ufficiale in onore di Mandela, che si è svolta a Johannesburg, si è fatta accompagnare dal dolce “dimidium animae suae”. Un abuso, dunque, anzi un reato: spese illecite e familistiche di danaro pubblico, che dovrà essere condannata a rimborsare. E’ stata paragonata a Mastella, espertissimo nei jet di stato, che ne usò uno per andare ad assistere al Gran Premio automobilistico di Monza. Ciò che appare di tutta evidenza è l’ artificio delle accuse, che inventano un reato che in nessun modo c’ è stato. A quella cerimonia erano invitate le autorità di tutti i paesi del mondo. Napolitano ha pensato bene di non rischiare troppo e ci è andato il Presidente del Consiglio dei Ministri, Letta. Presenza importante, ma dietro la Boldrini, che, a torto o a ragione, è la terza carica dello Stato. Per motivi anche sentimentali, la Boldrini, da sempre impegnata negli organismi internazionali, ha voluto parteciparvi. E dato che, come avviene di solito, i Grandi ci vanno col consorte, lei si è tirata dietro il fidanzato. Ma, le viene rinfacciato, non dovevi spendere i soldi dei cittadini. Certo, ma quali soldi ha speso? Non quelli per l’ aereo, che non ha consumato più carburante per il fatto che c’ era sopra un passeggero in più. Né quelli per l’ albergo, dato che non ha dormito in Sudafrica, ma ha viaggiato due volte di notte. Due viaggi uno dietro l’ altro, senza sosta. Se i due cuori speravano in un relax d’ amore, magari in ricordo di Mandela, che vi era tanto disponibile, hanno dovuto attendere il lettone di Monte. Ripeto: continuo a ritenere che la nomina della Boldrini come Presidente della Camera sia stata un errore. E ritengo anche che si sia difesa male dall’ accusa, rispolverando l’ argomento trito e ritrito del “sessismo”, anche perché non ne aveva bisogno. Ma non posso non capire la sua simpatia e anche ammirazione e il desiderio di condividere l’ ultimo omaggio a Mandela insieme con il suo compagno di lotta e di letto (senza oneri per lo Stato). Mandela è stato certo un grosso personaggio. Io insegnavo a Scienze Politiche di Bologna quando, nel 1988, gli conferimmo la laurea honoris causa (non poté venire, perché era in carcere). Non condividevo certo la sua linea politica, ma non potevo non ammirare il suo coraggio e la sua coerenza. Da acuto politico aveva capito la sterilità del pacifismo e della non -violenza. Solo con la forza, con la lotta armata e anche col terrorismo il suo paese poteva essere liberato. Ha avuto il Nobel per la pace: benissimo, ma solo dentro la massima incontrovertibile, da lui condivisa: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. E così appunto fece. Come ha scritto Max Weber, “Nessuna etica del mondo può prescindere dal fatto che il raggiungimento di fini buoni è il più delle volte accompagnato dall’ uso di mezzi sospetti o per lo meno pericolosi. Chi non lo capisce, in politica non è che un fanciullo” (“La politica come professione”, 1919). Per fortuna il nostro paese è ancora una democrazia e uno stato di diritto. Ma è anche una società del sospetto e delle dietrologie, nella quale troppo spesso prevalgono atteggiamenti totalitari, ispirati al peggiore giacobinismo. Come l’ attacco alla Boldrini per un atto del tutto privo di abuso e di ogni spesa per l’ erario. Esso degrada la democrazia a lotta di tutti contro tutti con ogni mezzo possibile, lecito o illecito. Non dovrebbe essere così. La democrazia è la soluzione il più possibile pacifica dei conflitti sociali. Ciascuno ha il diritto di far prevalere, temporaneamente, le sue idee, deve mostrare e convincere che sono migliori. Ma solo dentro il rispetto o almeno la tolleranza delle idee degli altri. Gianfranco Morra.
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