Rispetto a settembre i prezzi rilevati hanno subito una contrazione dello 0,1%
-
fonte:
- Giornale di Vicenza
L?inflazione fa marcia indietro
Alimentari e abbigliamento contrastano il caro petrolio: indice al 2%
Milano. Sorpresa positiva dalle tredici città campione. Secondo i dati diffusi dall?Istat, l?inflazione a ottobre si è attestata al 2% annuo, leggermente meno del 2,1% registrato a settembre. È il livello più basso dal novembre 1999. Addirittura, i prezzi al consumo sono scesi dello 0,1% rispetto al mese precedente. I dati definitivi saranno resi noti il prossimo 15 novembre. A indirizzare verso il basso il costo della vita rispetto al mese precedente, sono stati il calo dei prezzi nel settore alimentare e nell?abbigliamento, che hanno più che compensato i rialzi cagionati dal caro petrolio. Su base annua, Genova e Bologna sono le città in cui i prezzi sono aumentati meno (+1,2%), Napoli (+2,4%) e Torino (+2,5%) quelle in cui sono aumentati maggiormente. Su base mensile, Genova e Bologna guidano la classifica con un ribasso dei prezzi dello 0,3%. Mentre Torino e Trieste sono le uniche con prezzi in aumento: +0,1%.
Ricordiamo che l?inflazione misura la variazione dei prezzi e non il loro livello. Soddisfatto il ministro dell?Economia, Domenico Siniscalco: «È un dato che aumenta il potere di acquisto, poichè è un valore in riduzione rispetto anche al mese scorso ed è dovuto al comportamento virtuoso della filiera del commercio».
Sarcastico il commento dell?Intesa dei consumatori, che raggruppa Adoc Adusbef, Codacons e Federconsumatori: «Solo numeri di prestidigitazione all?altezza di Silvan possono portare a un?inflazione così bassa per creare l?illusione di un Paese con i prezzi in discesa, dove il carovita non esiste e le famiglie possono dormire sonni tranquilli».
L?Intesa si chiede come possano essere scesi i prezzi al consumo rispetto a settembre «se si considera l?andamento dei prezzi della benzina, che ha raggiunto livelli record, gli aumenti delle tariffe bancarie, la situazione non certo positiva delle tariffe assicurative, gli aumenti record del gasolio da riscaldamento, con conseguente aggravio di spesa per le famiglie compreso tra i 130 e i 150 euro, l?incremento delle tariffe elettriche e del gas». La risposta viene dalle associazioni di categoria: per la Coldiretti è conseguenza del crollo dei prezzi all?origine dei prezzi di verdure e ortaggi: «Si sono dimezzati rispetto a quelli dello scorso anno (-46%) e nei campi carote, cipolle, finocchi e radicchio vengono venduti a pochi centesimi che si trasformano in euro quando arrivano nei negozi per essere acquistati dai consumatori». Mentre per la Confcommercio, «il settore del commercio in primo luogo sta facendo ogni sforzo per ammortizzare le forti tensioni provocate dall?aumento del costo dei prodotti petroliferi, evitando così un ulteriore indebolimento del potere di acquisto delle famiglie». Ma l?organizzazione presieduta da Sergio Billè segnala anche «una progressiva diminuzione dei consumi e un sostanziale e prolungato ristagno del sistema produttivo». La contrazione dei consumi preoccupa anche i sindacati: secondo Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, «si accredita sempre di più il rischio di deflazione se a questi dati si aggiungono quelli negativi della produzione industriale. Occorre intervenire sul serio a sostegno del potere di acquisto e della ripresa economica e produttiva».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
