14 Ottobre 2012

«Rispettiamo il capo dello Stato»

«Rispettiamo il capo dello Stato»

Come era prevedibile, a far discutere è stato il riferimento all’ immunità assoluta, prerogativa esclusiva dei monarchi. Espressione, quella usata nella memoria con la quale la Procura di Palermo si è costituita davanti alla Corte Costituzionale nel conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale, che a molti è parsa poco rispettosa. E a 24 ore dal deposito dell’ atto, a tentare di smorzare le polemiche, ancora una volta, è il capo dei pm del capoluogo siciliano Francesco Messineo. «Nessuna affermazione irriguardosa nei confronti del presidente della Repubblica – dice – ma solo un’ argomentazione giuridica circa l’ immunità di cui gode». «Quel passaggio – spiega – è una sintesi giornalistica di un’ articolata argomentazione giuridica. Il ricorso è fondato proprio su questo assunto dell’ immunità del Capo dello Stato. Se si estrapola solo un aspetto della nostra memoria il riferimento al monarca assoluto può apparire irriguardoso, ma non è assolutamente così. Da parte nostra c’ è il massimo rispetto nei confronti del presidente». La vicenda nasce dall’ intercettazione, anche se i pm preferiscono parlare di ascolto casuale, di quattro conversazioni tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ ex ministro dell’ Interno Nicola Mancino indagato, a Palermo nell’ ambito dell’ inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e, lui sì, intercettato dalla Dia. Illegittime e assolutamente da distruggere, secondo il Quirinale che ha sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta. Casuali e legittime in quanto disposte nei confronti di chi come Mancino non gode di alcuna forma di tutela per i pm, che escludono di avere violato le prerogative del presidente della Repubblica e chiedono l’ inammissibilità del ricorso del Colle. «Non bisogna confondere – sottolinea Messineo – la questione dell’ immunità di cui gode il presidente della Repubblica con quella della legittimità di intercettazioni concesse da un giudice su nostra richiesta». Secondo il capo dei pm di Palermo «altra questione è invece l’ ascolto casuale di conversazioni che coinvolgono il Capo dello Stato e se in questo caso le intercettazioni debbano essere considerate da escludere o non ammissibili». Messineo, che torna a ribadire l’ impossibilità di distruggere le conversazioni, mai trascritte, se non nel contesto di un’ udienza e in presenza di tutte le parti, replica anche alle critiche mosse da autorevoli costituzionalisti, come Cesare Mirabelli e Paolo Armaroli, che in alcune interviste esprimono le loro perplessità circa l’ operato della Procura di Palermo. «Anche la nostra memoria – osserva – è stata redatta da costituzionalisti, non sta a me dire se autorevoli o meno (i professori Alessandro Pace, Giovanni Serges e Mario Serio ndr), non si tratta certo della nostra opinione che conterebbe assai poco». Il Codacons però pone un’ altra questione e chiede alla Corte dei conti della Sicilia «di accertare chi abbia pagato i costosi avvocati privati che difendono i pm di Palermo nel conflitto con il presidente Napolitano e se sia stata rispettata la legge che prevede il ricorso alla difesa privata della pubblica amministrazione solo in casi eccezionali». Il Codacons chiede pure di accertare se gli avvocati privati abbiano avuto accesso agli atti coperti dal segreto per rappresentare la difesa. Il Codacons, in difesa degli interessi dei cittadini e dell’ erario, ha inoltrato alla Corte dei Conti della Sicilia una richiesta di accertamento preventivo sulle modalità di pagamento degli avvocati privati designati per la difesa della Procura di Palermo.

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