15 Gennaio 2005

Risparmio, rivolta sull`offerta dei tango-bond

Risparmio, rivolta sull`offerta dei tango-bond Coinvolti 450mila piccoli investitori italiani, persi 14 miliardi di euro: la proposta prevede il rimborso del 30% del debito Solo ieri 3.500 telefonate per chiedere informazioni – L`operazione resta aperta per 43 giorni – Prime adesioni dai Fondi


milano E` partita con una «sorpresa» l`operazione per la ristrutturazione dei tango-bond emessi dall`Argentina e poi caduta in default per 81,8 miliardi di dollari, la più grande e complessa della storia economica: ieri, infatti il call center abilitato dal governo argentino per fornire informazioni sulla proposta di concambio del debito privato in default ha ricevuto 3.500 chiamate italiane in quattro ore. Il volume delle richieste di informazione ha destato sorpresa, perchè l`Italia è il paese dove più i detentori di titoli argentini in cessazione di pagamento hanno manifestato opposizione all`offerta di swap messa a punto dal ministro dell`economia Roberto Lavagna. Offerta che con l`eccezione del Giappone, nei tanti altri paesi del mondo interessati, dall`Argentina agli Stati Uniti a quelli europei, ha preso il via ieri, con le procedure di concambio, il cui volume determinerà, nel giro di 43 giorni, il successo o no dell`operazione con la quale il governo di Buenos Aires spera di poter voltare pagina, per affrontare in migliori condizioni gli ancora tanti nodi della sua situazione economica e sociale. A Buenos Aires, secondo Luis Corsiglia, presidente della «Caja Valores», le prime adesioni sono giunte dai Fondi pensione locali (Afjp), pur se, «alla luce del volume di alcune richieste, ci sarebbero anche dei piccoli obbligazionisti». Corsiglia, infatti, ha sottolineato che le richieste, presentate all`organismo attraverso le banche e gli agenti di cambio che hanno in custodia i titoli, «riguardano tutti i tre i bond», che sostituiranno quelli in default, cioè anche quelli alla pari, destinati agli investitori privati. D`altra parte, secondo quanto anticipano ieri i giornali, poichè per quelli quasi pari in pesos, destinati agli Afjp, vige la clausola «il primo che si presenta, per primo sarà esaudito», tra ieri e lunedì, i Fondi pensione – ai quali sono iscritti 8 milioni di argentini, interessati, quinid, anche se indirettamente allo swap – aderiranno tutti. In pratica ciò significherà un`accettazione al concambio di titoli per circa 13,5 miliardi di dollari, il 18,5% del totale. Sempre nei primi giorni della prossima settimana, poi, sembra scontata l`accettazione da parte di banche e assicurazioni che operano in Argentina, per cui, secondo il quotidiano «El Cronista», la percentuale di adesione salirà «almeno al 30%». Sul comportamento del resto dei possessori di tango-bond, , istituzionali e privati, incognite e illazioni si sprecano. Fermo restando che tutti sono concordi nell`affermare che lo scoglio più duro per il governo sarà il mercato italiano, dove, in pratica, si registrano, e di gran lunga, le maggiori polemiche ed i rifiuti ad aderire al concambio. I risparmiatori coinvolti nel crac dei bond argentini – oltre 450mila per oltre 14 miliardi di euro – protesteranno con un sit-in davanti al Parlamento lunedì, a partire dalle 12.00. Respingono la proposta del governo argentino di rimborso al 30% e si chiedono al governo un intervento e al Parlamento un provvedimento di legge «affinchè siano le banche a garantire ai risparmiatori il rimborso al 70% e siano quindi le banche a rivalersi sul governo argentino». La protesta è promossa da: Adiconsum, Acu, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, La Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori

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