Risparmiatori preoccupati dal rischio default «In pochi ancora si fidano dei titoli di Stato»
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fonte:
- Il Giorno
SI FIDANO più delle banche che dello Stato italiano. Preferiscono mettere i propri soldi, chi li ha, nei conti-deposito garantiti piuttosto che investirli in Bot e Btp. Nonostante i rendimenti da record dei titoli del Tesoro, che in questi giorni hanno ampiamente superato il 6% sul breve-medio periodo, il risparmiatore medio sceglie quasi sempre le offerte degli istituti di credito. «L’ altro giorno ne stavo discutendo con una cliente – sorride Lorenzo Zipoli Caiani, promotore finanziario di Fineco Bank, società del gruppo Unicredit -. Le ho mostrato i numeri: a parità di scadenza tra i conti-deposito e i buoni ordinari del Tesoro, la differenza di rendimento è nettamente a favore della seconda ipotesi. Non si vedevano tassi così elevati dagli anni Novanta, eppure la gente fatica a investirci denaro». Poca fiducia nella solidità del sistema Italia. «Evidentemente, hanno paura del default». Una paura giustificata? «Non direi, perché il nostro Paese è solido: ha tutte le carte in regola per superare la crisi economica». C’ è grande curiosità per le notizie che rimbalzano da Roma: archiviato il governo Berlusconi, molti si interrogano (e interrogano gli operatori del settore) su quali provvedimenti deciderà di adottare l’ esecutivo guidato da Mario Monti, qualora dovesse ottenere la fiducia del Parlamento. Anche in questo caso, a sentire i consulenti finanziari, le riflessioni dei consumatori sono tutt’ altro che scontate: «Temono l’ ipotesi di un prelievo forzoso sui conti correnti – continua Caiani – mentre sono molto meno preoccupati dall’ introduzione della patrimoniale: un ragionamento piuttosto singolare, mi viene da dire, visto che si tratta, in entrambi i casi, di soldi sottratti ai cittadini». Ovviamente, tutto dipenderà dai dettagli delle norme introdotte: «Una cosa è applicare la tassa solo sugli immobili, come fatto in Grecia, un’ altra è estenderla ai depositi bancari». DUBBI che i milanesi condividono anche con le associazioni dei consumatori: «I quesiti riguardano gli argomenti più disparati – fanno sapere dal Codacons -. Dai titoli di Stato alla sicurezza dei conti correnti in caso di crac, fino alla ricontrattazione dei mutui». Qualche consiglio? «Ad esempio, diciamo a chi ha investito soldi in titoli azionari oggi in discesa di non vendere: in questo modo non farebbero altro che realizzare le perdite». E i Btp? «Dipende dal profilo dell’ utente: se ha soldi da buttare, può anche permettersi di rischiare qualcosa; agli altri suggeriamo conti correnti garantiti». Certo, conclude Caiani, «c’ è un’ intera fascia di popolazione che non si pone nemmeno il problema». Sono i lavoratori di età compresa tra i 25 e i 40 anni, tagliati fuori da qualsiasi dibattito: la stragrande maggioranza di loro ha una capacità di risparmiare «prossima allo zero». Così, il portafoglio-clienti di un promotore finanziario diventa la cartina al tornasole del gap generazionale: «La fascia 50-70 anni è riuscita a mettere da parte i capitali quando si poteva, molti under 30 faticano ad arrivare alla fine del mese».
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