21 luglio 2018

Risparmiatori di nuovo a Roma divisi al summit con il governo

ex banche popolari, martedì prossimo convocazione al ministero dell’ economia risarcimenti: tra le associazioni non c’ è una linea unitaria e si rischiano altri ritardi
di Renzo Mazzaro / VENEZIAMassimo Bitonci è stato di parola: le associazioni dei risparmiatori truffati sono convocate a Roma, al ministero dell’ Economia martedì prossimo alla 10. L’ invito è firmato anche da un altro dei quattro sottosegretari all’ economia, Alessio Villarosa del M5S. La buona notizia finisce qua. La celerità sembra l’ unico pregio di questa assemblea plenaria volante: i sottosegretari non hanno ancora le deleghe, Bitonci e Villarosa si presentano disarmati, l’ unico che decide è il ministro Giovanni Tria. Sempre meglio di niente, si dirà. Peccato che l’ invito reciti «riunione informativa sul tema vittime delle banche». Il che, a tre anni ormai dal disastro nel Veneto, con un governo appena insediato, fa temere che saranno le associazioni a informare i sottosegretari, piuttosto del contrario. In tal caso finiranno per essere le associazioni, con le loro divisioni, a determinare la linea del governo. Bella prospettiva. «Spero che con un preavviso così stretto non ci invitino per una chiacchierata», dice Matteo Moschini, uno dei tanti avvocati che tutelano ex soci delle popolari venete. «Ormai devono decidere. Se ci sarà il fondo di ristoro ad alcuni non andrà bene, se si prenderà un’ altra strada saranno scontenti i primi, ma il governo deve agire». Moschini aveva provato un mese fa a mettere tutte le associazioni attorno ad un tavolo, con il benestare dell’ assessore regionale Manuela Lanzarin, addossandosi un ruolo che la giunta Zaia non ha mai esercitato. Ma la volonterosa iniziativa è naufragata. Il fondo di ristoro è stato varato dal Parlamento a dicembre, è dotato di una cifra considerata insufficiente ma rimpinguabile (100 milioni in 4 anni), non pone limiti di accesso, rimborsa il 100% del danno previa istruttoria affidata all’ Anac. Il regolamento, molto laborioso, è stato consegnato dal governo uscente e i pagamenti potrebbero già partire. Ma c’ è un intoppo: il 70% delle associazioni è contrario a questa impostazione. Lo sostiene l’ avvocato Andrea Arman del “coordinamento don Torta”.Chissà perché invece all’ ex sottosegretario Pierpaolo Baretta, padre putativo del fondo, risultava che la maggioranza fosse favorevole. Cosa confermata da Patrizio Miatello dell’ associazione Ezzelino, che non finisce più a fare l’ elenco delle sigle favorevoli. Con il conto andiamo molto sopra il 100%. Arman replica che Baretta ha lavorato solo nell’ interesse politico ed elettorale del Pd. Ma Baretta non solo non è riuscito a mettere in funzione il fondo, non è stato nemmeno rieletto. Dov’ è il suo vantaggio? «A dividerci sono queste stucchevoli accuse di responsabilità politica», sentenzia Franco Conte, presidente veneto di Codacons, «la ricerca di protagonismo arrivata sino alla candidatura nelle recenti elezioni politiche, l’ idea che il disastro sia dipeso dalla legge che trasformava le cooperative in spa, la teoria del complotto esterno per derubare i veneti, l’ incapacità di vedere che invece tutto è dipeso da una cupola mafiosa ma ben accettata e rispettata dall’ ambiente».Come dovrebbe andare al meglio l’ incontro di martedì? «Servirebbe una convergenza di tutte le associazioni», risponde Arman, «per fare una nuova legge, che consenta un giusto risarcimento a tutti i risparmiatori». Giusto vuol dire che serve l’ arbitro? «No, che medi tra le possibilità del governo e le nostre aspettative». Insomma Arman come Bartali: gli è tutto da rifare.– BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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