10 Dicembre 2015

Risparmi in fumo, pensionato si toglie la vita

Risparmi in fumo, pensionato si toglie la vita
● un settantenne di
civitavecchia si è impiccato al balcone di casa querelle tra bankitalia e
commissione ue per il veto sul fondo di tutela «la decisione di
bruxelles non è condivisa da via nazionale»

B. Di G. Una tragedia. Per molti piccoli investitori delle 4 banche in dissesto tutta la vicenda si riassume in questa unica parola. Tutti i risparmi andati in fumo, una vita perduta. E c’ è chi è arrivato anche a togliersela, la vita, dopo essersi ritrovato con depositi zero. È il caso di un pensionato settantenne di Civitavecchia (D. L.), che si è impiccato al balcone di casa. Il fatto è avvenuto il 28 novembre, ma solo oggi, visionando il computer, si è potuti risalire alle motivazioni del gesto. L’ associazione «vittime del salva -banche» conferma la notizia. Intanto molti piccoli investitori si stanno organizzando per intentare cause contro il vecchio management e probabilmente anche contro le autorità di vigilanza. In questo terremoto procede il lavoro dei nuovi vertici delle 4 banche (trasformate in newco in una notte), di cui ieri si sono stati diffusi i compensi. Al presidente Roberto Nicastro vanno 400mila euro annui, gli altri amministratori si spartiscono circa 2 milioni complessivamente. Il Codacons ha già annunciato un ricorso sulla congruità dei compensi. Intanto in Parlamento si studia una soluziione tecnica per aiutare i soggetti colpiti. La «saga» delle 4 banche ieri ha superato i confini italiani e provoca una querelle a distanza tra Roma e Bruxelles. È il capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo ad accendere la miccia, durante un’ audizione in commissione Finanze. Nella sua relazione c’ è una chiara presa di distanza rispetto alle posizioni assunte dalla Commissione europea, i cui uffici hanno «manifestato una preclusione» all’ utilizzo del Fondo interbancario di tutela dei depositi, osserva Barbagallo. Tale preclusione «non è condivisa» da via Nazionale, ci tiene a precisare Barbagallo. Dunque, l’ utilizzo del Fondo di risoluzione, che fa pagare anche gli investitori subordinati, sarebbe stato obbligato dall’ Ue. Passa solo una manciata di ore, e subito da Bruxelles arriva una precisazione. «La decisione di far scattare la risoluzione delle 4 banche usando il Fondo nazionale di riso Giampaolo Galli PARLAMENTARE PD Il Commento quella delle banche si tocca poche questioni come su Su con mano la confusione politica e forse mentale del M5S. Come in tutti gli scarti di quella demagogia populista cui sono soliti attingere, per i 5 Stelle le banche sono Belzebù: non solo si deliziano a stritolare le piccole imprese e i risparmiatori con la complicità dei vigilanti, ma usano le l’ Unità Giovedì, 10 Dicembre 2015 luzione è stata presa dalle autorità italiane – si legge nella nota – Se vengono usati fondi di Stato per sostenere le banche, indipendentemente da dove essi provengano, si applicano le norme Ue compresa la “condivisione degli oneri”». Come dire: noi non c’ entriamo, la scelta l’ ha fatta Roma. Sullo strumento adottato per uscire dalla crisi si continuerà a dibattere a lungo. Per Bruxelles, infatti, il fondo interbancario, che è privato (come sottolineano all’ unisono Bankitalia, Abi e governo), assume i contorni di aiuto di Stato. Per Roma evidentemente no. Inoltre, aggiunge l’ Abi, se si fosse fatta una raccolta di libere elargizioni private per coprire le perdite degli istituti (come chiede Bruxelles per non far pagare i piccoli investitori), qualsiasi azionista avrebbe potuto fare azione risarcitoria nei confronti della banca. Insomma, è una matassa molto intricata. Il compito di Barbagallo era quello di spiegare come si è potuti arrivare a questo punto. Come è possibile che Carmelo Barbagallo Capo Vigilanza Bankitalia non si sia agito per tempo, prima che la situazione degenerasse? Come mai sono stati coinvolti investitori con titoli venduti molto tempo prima del varo delle nuove regole Ue, che coinvolgono quei bond nelle liquidazioni bancarie? Su questo si è concentrato l’ intervento del capo della Vigilanza. Il quale premette che i poteri del suo ufficio restano ancora limitati, nonostante il fatto che più volte la banca abbia chiesto un rafforzamento. Solo di recente queste richieste sono state accolte. In futuro si potrà agire prima che la situazione si degradi, con la rimozione degli amministratori, e con la possibilità di interdirli da cariche presso intermediari finanziari. Quanto al passato, il capo della Vigilanza ha puntualizzato che le banche erano sotto sorveglianzacontinuae crescente, essendo tra l’ altro istituti di piccole dimensioni con molti presititi deteriorati. «La Vigilanza ha utilizzato l’ intero spettro degli strumenti disponibili – ha dichiarato – Quando opportuno è stata chiesta la sostituzione degli organi aziendalie sono state imposte particolari misure prudenziali». Molte altre cose sono state fatte: richiesta di ricapitalizzazione, invito alla fusione con altre banche. Quando sono occorsi i presupposti di legge, le banche sono state commissariate, gli esponenti aziendali sono stati rimossi, sono state comminate sanzioni pecuniarie nei limiti massimi consentiti, ovvero 8,5 milioni per le quattro banche,e si è sempre informata l’ autorità giudiziaria. Si è cercato per molto tempo una soluzione di mercato. I commissari, infatti, hanno gestito per lunghi mesi almeno tre dei 4 istitui: la CariFerrara dal 27 maggio 2013, Banca marche dal 15 ottobre dello stesso anno, Carichieti dal 5 settembre del 2014. Solo Banca Etruria è stata commissariata all’ inizio di quest’ anno (il 10 febbraio). Il mercatoi ha detto no, perché nessuno aveva intenzione di accollarsi i crediti deteriorati. È stato a quel punto che si è pensato di utilizzare il fondo su cui l’ Ue ha posto il veto. A quel punto la strada della liquidazione secondo le nuove regole della direttiva sul bail -in era la strada obbligata.
 

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