21 Marzo 2009

“Risonanza magnetica? Torni a dicembre”

Nei meandri delle liste d’attesa che costringono i malati alle fughe L’Asl 12 non rispetta i termini prescritti, la paziente si rivolge a Padova La vedova, pensionata non riusciva a dormire per i dolori alla spalla

  «Una risonanza magnetica? Prima di dicembre non è possibile». Questa la risposta data ad A.G., 57 anni, mestrina che per i dolori causati da un tendine della spalla rotto non riesce più nemmeno a dormire. Il medico di base le ha prescritto l’esame con codice di priorità B (entro 10 giorni). L’Asl 12 veneziana non riesce a garantirla. A.G. è stata costretta a rivolgersi all’azienda ospedaliera padovana. Se i pazienti sono in fuga dall’Asl 12 la colpa, forse, non è affatto di medici e infermieri che li indirizzano altrove.  A sollevare la questione, questa volta, è il portavoce dell’Assemblea cittadini di Mestre (associazione che raccoglie anche Anfass, Codacons e comitati cittadini vari). A.G., vedova, costretta a vivere con la sola pensione di reversibilità del marito, ha un tendine rotto e dev’essere operata. Serve una risonanza magnetica. Il medico di base la ritiene sufficientemente urgente per chiedere di effettuarla entro 10 giorni. La donna si rivolge all’Asl 12. E comincia la girandola di data. Prima non è possibile ottenerla prima di dicembre. Poi, dopo aver sollecitato Urp e Direzione sanitaria, si libera un posto per il 24 aprile. La signora si dichiara insoddisfatta, dato che il termine di 10 giorni è ampiamente superato. L’Asl 12, alla fine, trova una disponibilità per il 31 marzo. La donna, nel frattempo, ha contattato l’azienda ospedaliera padovana. Le è bastato leggere la prescrizione del medico, comunicare il codice di priorità B e la risonanza le è stata garantita nei 10 giorni prescritti. «Ho contattato Urp, direzione sanitaria e radiologia – racconta Filippetto – Nessuno sembrava a conoscenza del fatto che il codice di priorità è vincolante. La persona che si è rivolta a noi avrebbe dovuto andare a dicembre. Dieci mesi di attesa contro i dieci giorni prescritti dal medico». C’è poi un altro aspetto, legato alle liste d’attesa bloccate o ai tempi non rispettati, che la quasi totalità dei pazienti ignora. La maggior parte dei pazienti prenota la visita in libera professione, ovvero privatamente, pagando per intero, anzichè limitarsi al ticket. Ma potrebbe seguire anche un’altra strada, quella indicata dalla legge stessa. Basta inviare al direttore generale dell’Asl e per conoscenza alla Regione una raccomandata in cui si indica l’accertamento prescritto, il fatto che il Cup ha comunicato l’impossibilità di prenotare la prestazione richiesta prima di una certa data, comunque incompatibile con i tempi stabiliti dalla Regione. Il paziente chiederà che l’Asl gli garantisca la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. In mancanza di fissazione della prestazione e di comunicazione da parte dell’Asl, il cittadino potrà comunicare l’intenzione di avvalersi della prestazione privatamente con preavviso di successiva richiesta di rimborso da parte dell’Asl.

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