2 Settembre 2021

Rischio inflazione sulla ripresa

L’  euforia  per  l’exploit  della  crescita  è  frenata  dalla  paura  dell’inflazione,  che  significa  minore  potere  d’acquisto  per  le  famiglie.  Nel  secondo  trimestre  2021  il  pil  è  aumentato  del  2,7%  rispetto  al  trimestre  precedente  del  17,3%  nei  confronti  del  secondo  trimestre  2020.  La  crescita  annua  (già  acquisita  del  4,7%  ma  forse  alla  fine  con  qualche  decimale  in  più)  è  la  più  alta,  certifica  l’Istat,  mai  registrata  dall’inizio  delle  serie  storiche,  cioè  dal  1995.  Ma  è  al  top  anche  l’inflazione,  era  dal  2013  che  non  si  registrava  uno  scatto  in  avanti  così  rilevante:  +2,1%.  Secondo  l’associazione  dei  consumatori,  Codacons,  per  mantenere  gli  stessi  livelli  di  consumo  una  famiglia  spenderà  quest’anno  645  euro  in  più.  «Il  comparto  dei  trasporti  – afferma  il  presidente,  Carlo  Rienzi  – che  registra  ad  agosto  una  crescita  record  di  +5,3%  determina  per  un  nucleo  con  due  figli  una  maggiore  spesa  per  gli  spostamenti  di  286  euro  annui.  Mentre  le  vacanze  estive  2021  saranno  ricordate  come  quelle  più  salate  degli  ultimi  anni,  caratterizzate  da  aumenti  cascata  di  prezzi  tariffe  che  hanno  portato  una  villeggiatura  nel  nostro  paese  costare  mediamente  l’11%  in  più  rispetto  allo  scorso  anno».  Un  altro  allarme  arriva  da  Confcommercio:  «C’è  preoccupazione-annota  l’Ufficio  studi  – anche  perché  il  dato  italiano  si  innesta  in  un  contesto  europeo  che  ha  visto  l’inflazione  salire  dal  2,2%  di  luglio  al  3%  in  agosto.  L’eventuale  prosecuzione  di  questa  dinamica  dei  prezzi  esporrebbe  le  autorità  monetarie  pressioni  per  l’adozione  di  atteggiamenti  meno  accomodanti,  con  potenziale  pregiudizio  dell’intensità  della  ripresa.  Anche  per  tale  ragione  la  realizzazione  delle  riforme  dei  correlati  investimenti  deve  procedere  con  efficienza  al  ritmo  più  spedito  possibile».  La  Bce  si  riunirà  il  settembre  con  all’ordine  del  giorno  il  ritmo  degli  acquisti  di  bond  nel  corso  del  prossimo  trimestre.  Ma  si  parlerà  anche  d’inflazione  delle  strategie  che  la  Banca  centrale  dovrà  attuare  se  l’indice  dei  prezzi  dovrà  essere  riportato  sotto  controllo.  Si  preannuncia  un  confronto  tra  chi  ritiene  che  il  fuoco  dell’inflazione  si  spegnerà  presto  chi  invece  ipotizza  che  l’incendio  possa  propagarsi  quindi  vorrebbe  che  già  si  preparassero  gli  estintori.  Del  primo  gruppo  fa  parte  il  capo  economista  della  Bce,  Philip  Lane,  che  sostiene  che  la  crescita  dei  prezzi  sarà  temporanea  dal  momento  che  «l’aggiustamento  dei  salari,  una  precondizione  per  l’inflazione,  non  si  vede  all’orizzonte».  Già  l’attuale  livello  raggiunto  dall’inflazione  sembra  però  in  contrasto  con  l’ottimistica  stima  della  Bce  sulla  crescita  dei  prezzi.  Sono  fortemente  aumentati  costi  energetici  con  la  bolletta  del  gas  che  segna  +15,3%,  quella  della  luce  +9,9%,  ma  aumentano  anche  prezzi  dei  prodotti  alimentari  (+2%)  si  registra  una  crescita  insolitamente  alta  per  prezzi  dei  beni  industriali  (+2,7%).  Dice  Fabio  Panetta,  membro  dell’esecutivo  della  Bce:  «Aumenteremo  tassi  solo  quando  saremo  convinti  che  l’inflazione  debba  ricollocarsi  stabilmente  al  2%  nel  medio  termine,in  base  una  serie  di  parametri  indicati  con  chiarezza  nella  nuova  forward  guidance,  relativi  all’inflazione  sia  effettiva  sia  attesa.  Ma  attenzione,  un  obiettivo  d’inflazione  troppo  basso  può  comprimere  eccessivamente  tassi  d’interesse  ostacolare  gli  interventi  della  Banca  centrale  sostegno  dell’economia.  Tutto  questo  può  essere  molto  costoso  in  termini  di  crescita  di  occupazione».  Un  altro  componente  del  board  della  Bce  è  Jens  Weidmann  (anche  presidente  della  Bundesbank):  «Non  si  possono  escludere  tassi  di  inflazione  più  elevati,  dobbiamo  tenere  d’occhio  questo  trend  perché  se  è  un  rischio  il  tasso  d’inflazione  basso  lo  è  altrettanto  un  tasso  troppo  alto».  Dalla  Bce  agli  atenei.  Cosa  pensano  gli  economisti  di  questo  balzo  all’insù  del  tasso  d’inflazione?  Secondo  Veronica  De  Romanis,  docente  di  economia  europea  all’Università  Luiss  di  Roma:  «È  prematuro  parlare  di  surriscaldamento  dei  prezzi  strutturale,  vedremo  cosa  succede  nei  prossimi  mesi,  anche  livello  di  banche  centrali».  Inoltre,  per  quanto  riguarda  l’Italia,  va  verificato  l’evolversi  della  situazione  politica:  «Ci  chiediamo  tutti  quanto  durerà  Mario  Draghi  premier,  se  riuscirà  ad  arrivare  fino  alla  fine  della  legislatura-aggiunge.  – Nel  2023  saremo  nel  pieno  dell’attuazione  del  Pnrr,  con  molte  risorse  ancora  da  spendere  entro  il  2026  altre  da  trovare  per  farlo  funzionare.  Bisogna  considerare  che  il  prossimo  governo  sarà  verosimilmente  composto  da  politici  che,  fasi  alterne,  hanno  governato  negli  ultimi  20  anni,  annunciando  molte  riforme  senza  però  realizzarle  perché  costose  politicamente.  Bisogna  capire  se  ci  sarà  la  volontà  politica  di  portare  avanti  il  piano.  Non  completarlo  significherebbe  condannare  l’Italia  ai  tassi  di  crescita  asfittici  degli  ultimi  20  anni.  Il  vero  problema  è  questo».  Mentre  Enrico  Spolaore  (insegna  economia  alla  Tufts  University  di  Boston)  avverte:  «L’economia  italiana  è  stagnante  da  oltre  20  anni  non  cresce  la  produttività.  Il  problema  da  affrontare  ora  è  la  crescita  reale,  che  è  il  modo  migliore  per  ridurre  il  rapporto  tra  debito  pil.  L’idea  che  l’inflazione  risolva  il  problema  del  debito  è  illusoria.  Se  dovesse  aumentare  in  modo  significativo  l’inflazione,la  Bce  potrebbe  aumentare  tassi  con  l’effetto  di  rendere  più  oneroso  per  l’Italia  finanziarsi  sui  mercati.E  tenuto  conto  della  struttura  del  debito  sovrano  italiano  potrebbe  non  essere  uno  scenario  positivo.  Abbiamo  sotto  gli  occhi  l’esperienza  dell’America  Latina  nei  decenni  passati  per  capire  che  il  problema  del  debito  non  si  risolve  certo  con  l’inflazione».A  dargli  ragione  è  l’ex  governatore  della  Bank  of  England,  Mervyn  King:  «Per  la  prima  volta  dagli  anni  Ottanta  coesistono  due  fattori  che  rendono  l’inflazione  un  rischio  serio:  un  eccessivo  stimolo  monetario  fiscale  una  debole  resistenza  politica  alla  minaccia  inflattiva.  Il  rischio  è  che  quanto  è  stato fatto  per  supportare  l’economia  in  questo  difficile  periodo  di  emergenza  sanitaria  svanisca».  Ma  Lucio  Poma,  capo  economista  di  Nomisma,  ritiene  che  l’inflazione,  almeno  per  ora,  non  pregiudicherà  la  forte  ripresa  post-Covid:  «L’Ocse  ci  ha  promosso  seconda  economia  mondiale  in  quanto  a  crescita  nel  secondo  trimestre.  Alla  luce  di  ciò,  questa  timida  crescita  inflattiva  non  deve  destare  preoccupazione  nè  allarmismo.  Speriamo  che  essa  non  diventi  uno  strumento  nelle  mani  dei  falchi  europei  per  mettere  in  discussione  la  recente  forward  guidance  della  Bce,  tesa  a  rassicurare  i  mercati  sulla  continuità  della  politica  monetaria  espansiva.  Se  da  un  lato  l’inflazione  tedesca  ad  agosto  è  leggermente  aumentata  al  3,9%,  dall’altro,  nel  secondo  trimestre,  la  Germania  è  cresciuta  di  un  punto  percentuale  in  meno  rispetto  all’Italia.  Quindi  al  momento,  anche  alla  Germania,  conviene  non  introdurre  elementi  di  rallentamento  alla  crescita  imbrigliando  la  politica  monetaria  espansiva  della  Bce».  All’orizzonte  c’è  però  una  nube  che  arriva  dagli  Stati  Uniti,  dove  l’inflazione  ha  raggiunto  +5,4%,  il  livello  più  alto  dal  2008  e  la  politica  ultraespansiva  di  Joe  Biden  probabilmente  accelererà  il  trend.  Riusciranno  Federal  Reserve  e  Bce  a  coordinarsi  per  tenere  sotto  controllo  i  prezzi?

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