19 Settembre 2020

Rischio focolai nelle strutture Blitz del Nas: multe e chiusure

irregolarità sopra la media nazionale, sanzioni per 25 mila euro
Nas in prima linea a scongiurare nuovi focolai in case di cura e residenze per anziani: la categoria più fragile da proteggere. In questi mesi sono scattate 110 ispezioni: 72 in comunità alloggio, 25 in case di riposo e 13 nella Rsa. Nove comunità alloggio, a conduzione familiare, sono state chiuse per mancanza dei requisiti igienico -strutturali o per violazioni amministrative (come l’ iscrizione agli albi comunali), 41 le sanzioni elevate per un totale di 25 mila euro – le multe vanno da irregolarità amministrative a inadeguatezza del protocollo anti Covid -34 segnalazioni all’ autorità giudiziaria e 52 alle Asp, che vigileranno sulla messa in regola delle strutture, pena la chiusura. È questo il bilancio dell’ attività del Nucleo speciale dei carabinieri di piazza Bologni, una trentina di uomini a presidiare tre province (Palermo, Agrigento e Trapani) che ha concentrato i controlli in tutte le strutture che ospitano i «nonnini», per verificare che le norme anti – Covid siano rispettate. L’ input che arriva dal ministero della Salute, da cui i Nas dipendono direttamente, è evitare il pericolo del sorgere di nuovi cluster, come accaduto nei mesi dell’ emergenza, che sono costati la vita a migliaia di uomini e donne molto avanti negli anta. Il protocollo di sicurezza Da marzo le visite dei militari si sono intensificate e sono cambiate per via dell’ emergenza Coronavirus. Guanti adeguati, tute, occhiali e calzari, ma anche macchine per la sanificazione o gel igienizzanti: sono alcune delle regole alle quali devono attenersi le strutture che hanno in cura le persone più a rischio. Durante le ispezioni i carabinieri dei Nas verificano anche la correttezza del percorso riservato di entrata e uscita del personale, il distanziamento nelle mense e nelle sale comuni, l’ esistenza di una camera con bagno a uso esclusivo (sino ai pasti separati) nel caso di un paziente positivo. I numeri sulle irregolarità amministrative riscontrate a Palermo e provincia dai Nas, che lavorano in sinergia con i tecnici della prevenzione delle Asp, non fanno dormire sonni tranquilli, in vista di una temuta e possibile nuova ondata, anche se va precisato che molte delle sanzioni sono di illeciti amministrativi, non relativi ai protocolli di sicurezza anti -virus. Irregolarità nel 40% dei casi Il dato palermitano, oltre il 40% di «falle» supera del doppio la media italiana: in tutto il Paese circa il 20% delle strutture è risultato non in regola con le norme anti-Covid. Qualche numero nazionale: da gennaio ad aprile i militari hanno verificato 918 strutture e 183 erano irregolari (20%). Hanno denunciato 172 persone: principalmente gestori e operatori accusati di abbandono di anziani e mancata assistenza e custodia o esercizio abusivo della professione sanitaria. Le strutture sequestrate o chiuse sono state 25 (per un valore di 13,5 milioni di euro): alcune erano totalmente abusive. In più sono state comminate sanzioni amministrative per 120 mila euro. Lo scorso anno, in assenza di Covid, erano state controllate 2.716 strutture e nel 27 per cento erano state riscontrate irregolarità. La strage di una generazione Se gli ultimi dati di contagi da Covid abbassano l’ età media – con un picco di giovanissimi tornati dalle vacanze risultati positivi -l’ allerta resta alta sempre per gli anziani: sono loro a intasare le terapie intensive e sono loro a pagare con la vita le conseguenze del virus. I numeri dell’ emergenza parlano chiaro: quella delle vittime e dei contagiati nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e nelle case di cura per anziani è stata la strage di un’ intera generazione. In tutta Italia, come ricordato dal rappresentante europeo dell’ Organizzazione mondiale della sanità Hans Kluge, circa il 53% dei morti registrati in Italia proviene dalle case di riposo. Un dato sottostimato perché, come nel caso lombardo, molti dei decessi non sono rientrati nelle statistiche ufficiali. Numeri inquietanti che hanno fatto parlare di «massacro» a Ranieri Guerra direttore aggiunto dell’ Oms che ha chiesto al nostro governo «Cosa sia successo e come mai». Il caso Villafrati In città è ancora vivo il ricordo e le conseguenze del focolaio della Rsa «Villa delle Palme» di Villafrati, dove i decessi degli anziani ospiti arrivarono a quota sedici e i positivi furono oltre un centinaio, di cui 24 operatori sanitari. Un cluster che fece scattare la zona rossa in tutta il paese. Per accertare cosa sia avvenuto, la procura di Termini Imerese ha aperto un fascicolo conoscitivo. L’ ipotesi di reato è di epidemia colposa, ma non ci sarebbero ancora indagati. Sul caso Villafrati il Codacons presentò un esposto alla magistratura chiedendo di indagare per il reato di epidemia e omicidio plurimo doloso.

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