27 Marzo 2020

Rischio contagi nelle case di riposo: Codacons e sindacati chiedono interventi di Asp e prefetto

Il rischio di contagi nelle case di riposo è messo in primo piano dal Codacons medici, col rappresentante,, dott. Antonio Rizzo e dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, insieme a Spi, Fnp e Uilp,Per il Codacons medici le case di riposo «Sono le strutture in questo momento più fragili ed indifese e quasi nessuno sembra occuparsene se non quando magari scoppia una emergenza come a Messina, dove 21 ricoverati su 70 sono risultati contagiati insieme a tutti i 16 assistenti dipendenti. Occorre intervenire subito innanzitutto per “blindare” queste strutture chiudendo l’ accesso a tutti tranne che al personale: quindi niente visite da parte dei familiari, niente visite mediche di controllo ed esami strumentali se non strettamente necessari, niente contatto con fornitori vari. Il personale assistenziale dovrà ovviamente essere dotato di dispositivi di protezione adeguati ed allertato e formato sui primi segnali dell’ insorgenza del Covid». «Ma un altro grande problema, colpevolmente ignorato – prosegue il Codacons – è quello dei possibili rientri in struttura dopo ricovero ospedaliero. Considerando l’ età degli ospiti delle case di riposo, è infatti possibile che necessitino di un ricovero e, dopo un periodo più o meno lungo, si pone il dilemma del rientro e qui ovviamente la situazione diventa molto complicata. Come si fa infatti ad essere sicuri che l’ assistito non si sia contagiato nel caso la diagnosi di ricovero non sia legata al Covid e come si fa a fare rientrare con sicurezza un eventuale malato Covid seppur apparentemente guarito?» si domanda il Codacons Medici. «Unica soluzione possibile pensare a delle strutture residenziali dedicate a ospitare questo genere di anziani per tutto il periodo, speriamo breve, di questa emergenza».Anche i sindacati catanesi esprimono grande preoccupazione per quanto sta accadendo nelle strutture residenziali per anziani- sia pubbliche che private- in una lettera indirizzata al direttore generale dell’ Asp, Maurizio Lanza. Nella nota Cgil, Cisl e Uil, insieme a Spi, Fnp e Uilp, chiedono un incontro in video conferenza in tempi brevi, su alcuni temi legati alla sicurezza necessaria per difendersi dal contagio da Covid 19, con riferimento anche alle case famiglia.La lettera è stata inviata per conoscenza al prefetto Claudio Sammartino, all’ assessore regionale della Salute, Ruggero Razza, all’ assessore regionale alla Famiglia Antonio Scavone, ed è firmata dei segretari generali Cgil, Cisl e Uil di Catania, Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, ed Enza Meli, nonché dai segretari generali delle categorie dei pensionati Spi Cgil Carmelo De Caudo, FNP Cisl Pietro Guglielmino, e per la Uilp Maria Pina Castiglione e Nino Lombardi.«Anche sulla scorta di ciò che è successo nelle province di Palermo e Messina, esprimiamo grande preoccupazione per la situazione che l’ epidemia da Covid rischia di determinare nelle strutture residenziali per anziani sia pubbliche che private. Si tratta di strutture che ospitano persone anziane particolarmente fragili e non autosufficienti e non sono assolutamente attrezzate per gestire un’ emergenza sanitaria come quella che ci troviamo ad affrontare. – si legge nella lettera- Chiediamo che vengano assunti protocolli di sicurezza anti-contagio con la fornitura urgente e la distribuzione degli idonei strumenti di protezione individuali conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie, la sanificazione degli ambienti delle strutture, la sorveglianza sanitaria di tutti gli operatori della struttura, e l’ adozione di procedure codificate e chiare. Inoltre, – proseguono i rappresentanti dei lavoratori- riteniamo necessario e urgente promuovere il monitoraggio puntuale della situazione nelle strutture residenziali per anziani del territorio provinciale; l’ istituzione di un coordinamento provinciale per garantire un’ omogeneità di comportamento nelle diverse strutture accreditate; la sospensione delle visite da parte dei parenti, favorendo ai pazienti per lo più non autosufficienti e alle famiglie un collegamento con strumenti elettronici; regolamentare l’ accesso agli spazi destinati alla mensa sia diurna che serale, e alle attività ludiche ricreative, programmando il numero di accessi contemporanei nel rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e agli stessi assistiti per la corretta gestione degli eventuali casi di positività».G. B.

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