30 Aprile 2002

Rischi d`embolia per i passeggeri

IL CODACONS SUI LUNGHI VIAGGI IN AEREO


Rischi d`embolia per i passeggeri


ROMA ? Gli addetti ai lavori la chiamano ?Sindrome da classe economica? (Sce). Ma in realtà a esserne colpiti possono essere anche i passeggeri della business e della prima classe, nonché gli stessi piloti. A lanciare l`allarme è il Codacons, il coordinamento delle associazioni per la tutela dei consumatori. Secondo cui a essere esposti ai rischi di embolia polmonare («impropriamente denominata Sce») sono tutti i passeggeri dei voli aerei più lunghi, in primis quelli oltre le 3.100 miglia e le 6 ore di durata. «In pratica ? denuncia il Codacons ? soltanto a Fiumicino in questi giorni i passeggeri a rischio embolia sarebbero un milione». Per sindrome da classe economica ? spiegano gli esperti dell`associazione ? «si indica la possibilità del coagularsi del sangue (trombo) nelle vene degli arti inferiori, favorito dalla lunga immobilità delle gambe in una posizione che in parte ostacola il flusso di ritorno del sangue nelle vene verso il cuore». In particolare il termine Sce «si riferisce al fatto che in quella parte dell`aereo gli spazi sono più ristretti e il passeggero è costretto a stare seduto con le gambe rattrappite, in un`area angusta. Ma in realtà la trombosi venosa è stata segnalata anche nei passeggeri della business e della prima classe, e perfino nella cabina di pilotaggio». Naturalmente vi sarebbe un progressivo e significativo aumento nell`incidenza dell`embolia in rapporto alla lunghezza e alla durata del viaggio: oltre i 5 mila chilometri (3100 miglia) e 6 ore di durata, «è di 150 volte più alto che nei tragitti inferiori». I casi di grave embolia polmonare riscontrati negli ultimi 30 anni sono oltre 150, «ma in realtà ? conclude il Codacons ? questa è soltanto la punta di un iceberg, perché le indagini statistiche si sono riferite soltanto ai casi più gravi o mortali avvenuti nel tempo di un`ora dall`atterraggio, mentre non si sono ricercati o rintracciati quelli avvenuti ore, giorni o settimane più tardi».

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