2 Agosto 2001

Risarcimento ai fumatori

Roma, ordinata la consulenza per stabilire
il nesso tra sigarette e cancro
Risarcimento ai fumatori
primo passo dei giudici




ROMA – Risarcito perché fumatore. Fantascienza per il sistema giuridico italiano, incline a riconoscere i danni da fumo passivo ma pronto a bastonare ogni tabagista, considerato libero di farsi rubare la vita con consapevolezza. A sorpresa, la Corte d`appello di Roma, con un`ordinanza, ha invertito la rotta. I magistrati hanno disposto una consulenza per stabilire il “nesso eziologico“ tra le sigarette aspirate per cinquant`anni da un accanito fumatore e il cancro ai polmoni che lo ha ucciso nel 1996. Il collegio, presieduto da Osvaldo Durante, ha aperto la strada del risarcimento al tabagista.

I familiari di Cornelio Schiaratura, “ucciso dal suo vizio“ all`età di 69 anni, finalmente possono sperare nel riconoscimento di un principio già sancito negli Stati Uniti. Nel giugno scorso, infatti, con una sentenza choc, la Corte Superiore della città di Los Angeles condannò la Philip Morris a pagare oltre tre miliardi di dollari, circa 6 miliardi e 400 milioni di lire, a Richard Boeken, fumatore di 56 anni colpito da cancro ai polmoni e al cervello. Storie al di là dell`oceano. Ma, forse, soltanto per ora.

Come le grandi multinazionali – secondo la famiglia Schiaratura – l`Ente tabacchi “non ha adempiuto all`obbligo di informare adeguatamente i consumatori dei possibili danni collegati all`uso delle sigarette“. Fino a ieri, i parenti della “vittima“ avevano registrato soltanto una serie di sconfitte sul fronte legale. In Tribunale, durante il processo di primo grado contro l`Eti, i magistrati non ordinarono alcuna perizia scientifica, convinti che “chi fuma sa a cosa va incontro“, dunque non ha diritto a risarcimento.

“Questa ordinanza potrebbe essere storica – spiega l`avvocato Marco Ramadori del Codacons, che assiste la famiglia romana – il provvedimento apre la strada a qualunque fumatore che possa dimostrare un nesso di causalità tra tabacco e malattia“. Saranno i professori Carlo Amoroso, Massimo Martelli e Enrico Cortesi, a stabilire se il fumo “possa essere ritenuto causa sufficiente e adeguata all`evento“, se il tumore “possa inquadrarsi tra le conseguenze normali e ordinarie dell`uso di tabacco, secondo un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, pur in difetto di certezza assoluta“.

Per la Corte d`appello di Roma “sebbene il fumo, com`è notorio, sia da ricomprendere tra le possibili cause del cancro e, statisticamente, tale malattia costituisca una delle principali cause di morte per i fumatori, deve essere accertato – nel caso concreto – se esso abbia determinato la patologia che ha condotto alla morte Schiaratura e – se sì – se sia stato causa esclusiva o concorrente del decesso“. Semaforo verde alla risarcibilità del danno al fumatore.

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