25 Febbraio 2011

Ripresa globale ma l’ Italia frena Più povera la borsa della spesa

Ripresa globale ma l’ Italia frena Più povera la borsa della spesa
 

ROMA. La ripresa globale prosegue a ritmi molto elevati, ma non uniformi. E l’ Italia segna un po’ il passo. Il nuovo allarme è stato lanciato nell’ analisi mensile del Centro studi Confindustria di febbraio. Gli indicatori, alcuni al top dal 1996, segnalano che il passo è molto robusto e in accelerazione in Usa, Germania, Brasile e Russia, mentre rallenta in Cina e India. L’ economia italiana procede meno rapida: dopo lo stop tra estate e autunno 2010, l’ attività industriale ha recuperato slancio all’ inizio del 2011, trainata dall’ export (invece i consumi ristagnano). E’ ripartito il Pil nel primo trimestre 2011, dopo il debole +0,1% nel quarto 2010. Il traino viene sempre dalla domanda estera. «Non siamo rassegnati a crescere poco ma bisogna fare alcune cose, sbloccare gli investimenti, riforma fiscale e ridurre la burocrazia» ha commentato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Da tempo – ha sottolineato – Confindustria richiama l’ attenzione sull’ emergenza crescita, siamo usciti dalla crisi ancora in crisi: nel 2010 siamo cresciuti dell’ 1,1% nel 2011 cresceremo dell’ 1,2% mentre la Germania è cresciuta del 3,6% nel 2010. C’ è un problema di crescita che vuol dire minore occupazione e minore sviluppo». Notizie migliori non arrivano dal fronte dei consumi. Sono rimaste praticamente ferme le vendite al dettaglio nel 2010: l’ aumento è stato solo dello 0,2% rispetto al 2009, «come sintesi di un aumento dello 0,3% di quelle di beni non alimentari e di una diminuzione di pari entità delle vendite di prodotti alimentari». Secondo l’ Istat in particolare sono calati gli alimentari (-0,3%) e le vendite dei piccoli negozi (-0,4%). In particolare le vendite al dettaglio, a dicembre 2010, hanno registrato un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,4% su base annua. Rispetto a dicembre 2009, le vendite di prodotti alimentari sono aumentate dello 0,3% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,5%. Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori la crisi economica non fa crescere le vendite alimentari, anzi costringe gli italiani a modificare il carrello della spesa. Anche nel 2010 i consumatori restano cauti negli acquisti, ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre più spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere e soprattutto i prodotti di marca. Ma per il Codacons «è ancora più preoccupante il calo gli alimentari, scesi dello 0,3%». «In pratica – aggiunge l’ associazione dei consumatori – gli italiani sono costretti a fare la dieta e a mangiare sempre meno». Per agganciare la ripresa mettere in campo la progettualità. Antonio Foccillo, segretario generale della Uil, commenta con preoccupazione i dati Istat. «Nel settore del commercio e della produzione di beni tutto ciò potrebbe incidere anche sull’ occupazione se non si riuscisse ad intervenire con incentivi ed investimenti e, soprattutto, con iniezioni di fiducia e liquidità nei potenziali consumatori ed investitori. Bisogna mettere in campo progettualità che riaggancino la timida ripresa attraverso decisioni operative che prevedano investimenti».

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