19 Luglio 2002

Ripetitori, segnale assente

AMBIENTE Dopo il fallimento della trattativa fra Comune e gestori per l?installazione degli impianti Umts

Ripetitori, segnale assente

Consumatori delusi, fiducioso il responsabile dell?Ispesl: «Il lavoro fatto non è perduto»



Per i consumatori la delusione è grande. La prospettiva di mettere d`accordo cittadini e gestori per l`installazione di 281 ripetitori di telefoni cellulari ormai è svanita. Come già anticipato, le aziende della telefonia – Tim, Omnitel, Wind e H3g – con le quali l`assessorato all`Ambiente, l`Ispesl e i quartieri avevano avviato una trattativa per individuare i siti migliori, hanno ritirato la loro disponibilità. E il Comune, che aveva messo in piedi un calendario fittissimo di incontri per venire a capo del problema, si è trovato spiazzato. Oggi la Giunta comunale si cercherà di riaprire il dialogo, ma da una posizione difficile. «La situazione – commenta Franco Conte a nome del Codacons – è cambiata quando il ministro delle Comunicazioni Gasparri ha emanato il decreto che riconosce il carattere di servizio pubblico ai gestori. In questo modo le aziende telefoniche potranno andare in giudizio per sbloccare le trattative arenate, e le norme urbanistiche che tutelavano i cittadini non potranno essere addotte».
Lo scenario più probabile, ora, è che i gestori riprendano la strada della trattativa privata con quei cittadini (e non mancano) disposti a cedere tetti e giardini, in cambio di un canone d`affitto, per l`installazione dei 281 ripetitori richiesti in Comune (a fronte dei 105 già esistenti) per la copertura del servizio Umts: per la nuova generazione di telefonini i gestori hanno affrontato un`asta milionaria, e un`ulteriore spesa per l`affitto dei terreni privati era già in preventivo. Il rischio, semmai, è quello di affrontare comitati civici poco propensi a far passare sulle loro teste i campi elettromagnetici, sebbene la tecnologia Umts garantisca emissioni meno pericolose, e comunque inferiori al limite di legge dei 6 volts per metro. Non è detto, comunque, che il lavoro fatto fino a questo punto sia da buttare. Ne è convinto Livio Giuliani, responsabile provinciale dell`Ispesl, l`istituto di prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro che ha coordinato l`operazione: «Anche con la nuova normativa – spiega – rimane valido il principio della ricerca di siti alternativi, ormai riconosciuto dalla giurisprudenza. La scelta del Comune di demandare ai quartieri la scelta dei siti va sottolineata, e credo che possa essere sostenuta di fronte all`autorità amministrativa e in sede giudiziaria. Ogni volta che viene presentata una domanda, in sostanza, dovrebbe essere fornita una motivazione della scelta. In questo senso mi sento di dire che il lavoro fatto finora non andrà perso». A patto, naturalmente, che i soggetti che hanno partecipato alla trattativa siano ancora disposti a collaborare.



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