28 Febbraio 2020

Ripercussioni del virus su famiglie e imprese

ROMA – Cresce la fiducia delle imprese a febbraio, ma scende quella delle famiglie. L’ Istat fornisce il quadro del clima complessivo, ma segnala che i dati sono riferibili a un periodo precedente all’ esplosione dell’ emergenza coronavirus che rischia di compromettere in maniera decisa stili di vita e scelte per consumi e investimenti. Ponendo una forte ipoteca sul futuro. Nel dettaglio a febbraio la diminuzione dell’ indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 111,8 a 111,4 mentre per le imprese registra un aumento (da 99,2 a 99,8). Più in dettaglio, per quanto riguarda le famiglie, il clima economico, personale e corrente registrano un lieve calo (da 123,8 a 123,4, da 108,4 a 107,8 e da 110,7 a 110,6, rispettivamente) mentre il clima futuro subisce una diminuzione più marcata (da 114,6 a 112,7). Per le imprese, segnali eterogenei provengono invece sia dall’ industria sia dai servizi. In particolare, nel settore manifatturiero l’ indice aumenta da 100 a 100,6 mentre nelle costruzioni l’ indice è in calo passando da 142,7 a 142,3. Nei servizi la fiducia rimane stabile rispetto al mese scorso (a quota 99,4) e nel commercio al dettaglio l’ indice aumenta da 106,6 a 107,6. Un quadro commentato con preoccupazione dalle associazioni dei consumatori e d’ impresa. Per l’ Unc il quadro è negativo ma poteva essere anche peggiore mentre il Codacons si attende un netto peggioramento nelle prossime rilevazioni. “La fiducia di consumatori e imprese rischia un vero e proprio tracollo a causa del coronavirus e delle preoccupanti notizie che arrivano sul fronte sanitario – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi -. Una situazione che avrà effetti pesanti sui consumi delle famiglie, sul commercio e sull’ occupazione, e contro la quale il Governo deve correre ai ripari per evitare danni immensi all’ economia italiana”. Molto preoccupata anche Confcommercio che spiega: “È bene ricordare che la fiducia delle imprese manifatturiere crollò di oltre 10 punti nel settembre 2001. È possibile immaginare qualcosa di simile per la prossima rilevazione. Rispetto a quella crisi, che generò effetti molto ridotti sul Pil, oggi, anche in ragione della maggiore debolezza dell’ economia nazionale e internazionale, le ricadute, a fronte di un prolungarsi dell’ emergenza, potrebbero essere davvero molto più gravi”. Analoghi concetti sono arrivati da Paolo Ma meli, capo economista di Intesa Sanpaolo. “I dati sulle indagini dell’ Istat sono misti, ma in media migliori del previsto. Tuttavia, un più tangibile impatto degli effetti del coronavirus si avrà nelle survey di marzo”.

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