19 Maggio 2020

Ripartenza e rincari: su i prezzi per caffè e messa in piega, code ai negozi di intimo

 

La riapertura si trasforma in rincaro: una vera e propria corsa dei prezzi quella denunciata dal Codacons che vede in testa alla classifica i bar, con molti esercenti che hanno ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino. Ad esempio a Milano la classica tazzina consumata al bancone arriva a costare fino 2 euro. A Firenze alcuni locali hanno portato il costo dell’ espresso a 1,70 euro, mentre a Roma si arriva a pagare 1,50 euro, contro 1,20 euro di Genova. Prezzi aumentati anche per i parrucchieri: segnalati rincari in tutta Italia per shampoo, messa in piega, taglio e altri trattamenti. Seguono gli alimentari, con molti beni di prima necessità che hanno subito negli ultimi giorni sensibili rialzi al dettaglio. Riparte lo shopping, male bar e ristoranti Alla base dei rincari i maggiori costi che gli esercenti denunciano per le riaperture in sicurezza. Ma quanti hanno riaperto e come hanno reagito i consumatori? Secondo i dati di Confcommercio sono quasi 800.000 le imprese del commercio e dei servizi di mercato che hanno ripreso l’ attività dopo oltre due mesi di forzata chiusura. Vera e propria corsa alla riapertura per la moda, con intimo e abiti tra gli articoli più richiesti, rimangono indietro bar e ristoranti. FedermodaItalia spiega come oltre il 90% del fashion retail ha riaperto in sicurezza e la partenza per certi aspetti è stata incoraggiante evidenziando come sia forte il desiderio di ritorno alla normalità: tra i prodotti più richiesti intimo, pantaloni e camicie, ma anche scarpe e accessori. Riprende ossigeno la ristorazione ma secondo la Fipe l’ avvio è lento. Il 70% dei bar e dei ristoranti hanno aperto tutti ben equipaggiati di mascherine e gel disinfettanti, ma con personale ridotto del 40%: 400.000 i dipendenti che sono rimasti a casa. Tanti sono i titolari che utilizzeranno i divisori all’ interno del ristorante soprattutto nell’ area cassa quasi nessuno sui tavoli. IRiaperti anche i banchi degli ambulanti, ma le aperture sono a macchia di leopardo per le difficoltà di carattere organizzativo e logistico legate alla necessità di ridefinire i layout mercatali. A Roma tutti aperti i mercati coperti e su area attrezzata. I mercati periodici, diversamente dal resto della regione, sono ancora chiusi come in Piemonte, Sicilia e in parte della Lombardia, compresa Milano. In Campania resta consentita soltanto l’ attività di vendita dei prodotti alimentari. Complessivamente la percentuale dei mercati riaperti con tutte le merceologie si aggira intorno al 50% – 60% del totale.

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