22 Dicembre 2013

Rinviata d’ ufficio causa civile Carspac contro Lega e Carife

Rinviata d’ ufficio causa civile Carspac contro Lega e Carife

Era stato già anticipato, e così è accaduto per un rinvio d’ ufficio della causa civile che deve essere discussa a Milano, in tribunale. Una causa che i soci del Carspac 2 hanno attivato attraverso Codacons per il crac Coopcostruttori, contro Lega Coop, le banche – Carife in primo piano – e le società di revisione. La causa civile è stata rinviata al 18 marzo prossimo quando entrerà nel vivo la richiesta danni presentata da Codacons/Carpsac 2 contro i soggetti elencati, per aver fatto finta che tutto andasse bene in Costruttori. La causa civile è stata infatti voluta dai soci truffati di Carspac2 che da anni reclamano giustizia e soprattutto cercano verità sul fatto che tanti e troppi soggetti negli anni hanno tenuto le carte nascoste per evitare il crac. La causa civile è stata presentata contro Lega Coop, Carife, Cofiri e le società di revisione e il processo è stato voluto non più a Ferrara ma a Milano, dove i giudici dovranno valutare il principio che se tutti sapevano che Coop era sull’ orlo del fallimento perchè nessuno ha impedito ai soci, di fatto, di continuare ad investire nella coop di Donigaglia? Da qui la richiesta danni, milionaria che Codacons ha presentato al tribunale di Milano. Come spiegato, la decisione di radicare il processo a Milano è dovuta – aveva spiegato Bruno Barbieri di Codacons – alla presenza della sede legale di una società di revisione. Al di là dei motivi tecnici, restano quelli di fondo che i soci Carspac2 hanno sempre perseguito, come lo stesso Giovanni Bigoni, di Carspac2, aveva spiegato: “Chiederemo a Lega Coop e alle banche, a Carife, soprattutto, il perchè abbiano continuato a finanziare Coopcostruttori nonostante vi fosse percezione dei bilanci falsi, come ha sentenziato il tribunale di Ferrara”. “Se fossimo stati informati – aveva spiegato Bigoni a la Nuova Ferrara -, ad esempio da LegaCoop e nelle assemblee del reale stato di Costruttori, nessuno di noi avrebbe investito soldi in Apc e nel prestito sociale”.

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