RINCARI PREVEDIBILI MA NIENTE ALLARMISMI
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fonte:
- Giornale di Brescia
Sappiamo, infatti, che sui mercati internazionali in questo 2021 – anno di ripresa economica dopo la recessione pandemica – è aumentato per primo il prezzo del petrolio, poi quello di molte materie prime e di beni intermedi (inclusi ad esempio i semiconduttori). Le strozzature nelle catene mondiali di approvvigionamento e il rilancio della domanda in specifici comparti, assieme alla necessità di riorganizzare le filiere produttive, hanno poi condotto ad aumenti dei prezzi anche al consumo. Difficoltà nell’adeguare prontamente l’offerta si sono riscontrati anche per carenze di personale, nonostante l’estesa disoccupazione o sottoccupazione. È successo anche in settori tradizionali come i ristoranti: figure semplici come i camerieri, licenziati durante i lockdown (e magari ricollocati nell’e-commerce), sono ora difficili da reperire; a maggior ragione, problemi simili si presentano nei comparti high-tech. In Italia, oltre alla benzina, sono aumentati molti servizi di trasporto, anche aereo e marittimo; sui bilanci familiari hanno pesato anche gli aumenti delle tariffe di luce e gas. Il Codacons stima una «stangata» di 584 euro annui per una famiglia tipica italiana. Qui al Nord possiamo consolarci con il fatto che questa volta l’inflazione è stata al di sotto della media nazionale (ad esempio 1,3 per cento a Brescia e Milano, mentre al Sud ha toccato 2,1 per cento). Si tratta di aumenti consistenti ma non allarmanti. Il fatto è che da tempo siamo stati abituati a tassi d’inflazione molto bassi, poco sopra lo zero e in certi periodi addirittura negativi. In realtà negli ultimi anni le banche centrali hanno faticato ad alzare tassi d’inflazione ritenuti troppo bassi: ad esempio la Banca centrale europea già nel 2015 avviò il «quantitative easing» proprio a questo fine. Per ora, dopo i rigurgiti inflazionistici, le banche centrali non hanno cambiato strategia perché ritengono temporanei i rialzi. Non bisogna dare retta a falchi come Weidmann, presidente della Bundesbank, che ha invitato a porre termine appena possibile al programma straordinario di acquisti della Bce (il «Pepp»), ed occorre evitare inversioni troppo brusche (come quella decisa dall’allora presidente della Bce, Trichet, nell’estate 2011, a causa di un analogo temporaneo rialzo dell’inflazione, ciò che contribuì alla seconda recessione dell’area euro in un quinquennio). L’obiettivo prioritario dovrebbe invece essere quello di sostenere ancora la ripresa economica, anche quella occupazionale; per un paese molto indebitato come l’Italia ciò è cruciale anche per mantenere sostenibile il debito pubblico, evitando deleteri rialzi dei tassi d’interesse.
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