14 Agosto 2007

Rincari alimentari, partono le denunce

Rincari alimentari, partono le denunce
Infuria la polemica sugli aumenti annunciati.
I produttori agricoli si difendono: i nostri rialzi incidono in misura trascurabile sui prezzi finali
I consumatori: 600 euro in più di spesa con bollette, banche e auto
Accuse ai coltivatori per i blitz delle materie prime, salite tra il 20 e il 50%
Rapporto Eurostat: listini più alti in Italia del 15 % rispetto alla media europea

Sull`aumento dei prezzi dei prodotti alimentari consumatori all`attacco e agricoltori in difesa. Pane, latte e tutte le lavorazioni che comportano l`uso di cereali costeranno di più dall`autunno. L`annuncio fatto da produttori, industriali del settore e distributori di un ritocco dei listini tra il 5% e il 20% ha messo sul piede di guerra le associazioni dei consumatori: “I pesanti rincari sono solo speculazioni che non trovano alcuna giustificazione e sono inaccettabili“, afferma in una nota il Codacons promettendo “denunce a raffica“ e chiedendo l`intervento dell`Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. “Secondo l`ultimo rapporto Eurostat – rileva poi l`associazione dei consumatori – i prezzi degli alimentari in Italia sono già i più cari d`Europa: +15% in più rispetto alla media“. Per Adusbef e Federconsumatori proprio alimentari e bevande faranno la parte del leone nel “salasso“ da 602 euro che secondo loro si profila a settembre. In arrivo “un aumento di 25 euro per la luce; di 40 euro per la bolletta del gas; di 20 euro per l`acqua; di 20 euro per i servizi bancari e di 35 euro per l`Rc Auto. Inoltre si attendono aumenti medi di 45 euro per l`acquisto dei libri scolastici; di 22 euro delle tariffe ferroviarie; di 105 euro per il riscaldamento e di 155 euro per i generi alimentari e le bevande. Il tutto per un costo aggiuntivo medio per nucleo famigliare di 602 euro“. Sugli alimentari la causa dei nuovi prezzi starebbe nell`aumento delle materie prime: specie per i cereali che secondo i dati dell`Ismea nell`ultimo anno hanno corso moltissimo: +45-55% per diversi tipi di frumento, +49% per l`orzo, +25-35% per i vari tipi di grano e la farina di grano. Alla base dell`impennata dei costi delle coltivazioni sia questioni prettamente locali, come l`andamento dei raccolti italiani, sia fluttuazioni globali che influenzano i prezzi nelle borse delle materie prime e le importazioni dei singoli stati. Ma proprio gli agricoltori italiani non accettano di finire sul banco degli imputati: “L`andamento dei prezzi agricoli non giustifica i pesanti rincari annunciati per pasta, pane e dolci – spiega in una nota la Coldiretti – rischiano di avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente calati dell`8,8% per il pane e del 5,4% per la pasta di semola nel primo trimestre del 2007, rispetto allo scorso anno, secondo i dati Ismea-Ac Nielsen“. La tesi degli agricoltori è che il prezzo della materia prima incide molto poco sul prodotto finale. La Cia porta ad esempio il latte: un litro alla stalla costa 0,34 euro, mentre al consumo arriva a 1,40 euro. “La parte agricola, dove i costi continuano a crescere, incide poco più del 20% sul prezzo finale – fa notare la Confederazione italiana degli agricoltori – ancora più appariscenti i casi della pasta e del pane, su cui prezzi finali la percentuale agricola è, rispettivamente, del 10% e del 13%“. Per i produttori quindi i colpevoli vanno ricercati nelle filiere troppo lunghe che dal campo portano fin nei supermercati arricchendo intermediari e favorendo le speculazioni. Accuse respinte dal mondo della distribuzione che invece fa notare come il contenimento dell`inflazione di questi mesi debba essere ascritto ad una maggior efficienza proprio degli intermediari.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox