15 Luglio 2014

Rimborsopoli, 4 condanne e 25 rinvii a giudizio

Rimborsopoli, 4 condanne e 25 rinvii a giudizio

Un colpo da ko allo stomaco dei politici dello scontrino. Quattro condanne, quattordici patteggiamenti «ratificati» alla virgola dal Gup Roberto Ruscello e tutti gli altri a giudizio, come richiesto dalla Procura. Processo il 21 ottobre, con l’ ex governatore Roberto Cota. Non poteva esserci epilogo peggiore per gli ex consiglieri regionali tutti indagati per peculato, alcuni anche per truffa e finanziamento illecito ai partiti. Ecco cosa capita con i rimborsi fuori controllo: Mont Blanc regalate a spese dei contribuenti, abbuffate, campanacci, tosaerba. Molta amarezza ma, da parte di alcuni, anche serenità nell’ esito della vicenda: una serenità basata sulla convinzione di non avere commesso abusi. Valerio Cattaneo, ex-presidente del Consiglio regionale in quota Ncd, non si scompone: «Continuerò a difendermi in appello, convinto fermamente della mia totale innocenza: ho sempre lavorato con passione, onestà e competenza e ho rimborsato tutte le spese contestate, effettuate in buona fede e nel rispetto delle regole. Comprese quelle che mi sono state imputate erroneamente, oppure addirittura conteggiate due volte!». Anche Carla Spagnuolo, Forza Italia, intende andare fino in fondo: «Ho rimborsato più di 80 mila euro e non ho nulla da non rimproverarmi. Certo: il fatto che molti abbiano deciso di patteggiare non ha aiutato, ma ricorrerà in appello e in Cassazione. Lo devo ai piemontesi che hanno creduto in me». Augusta Montaruli, Fratelli d’ Italia, è pronta alla resa dei conti: «Nè patteggiamento, nè rito abbreviato. Il giudice ha sposato la linea dei pm, non vedo l’ ora di potermi difendermi». «Sono convinto di poter dimostrare le mie ragioni – commenta Daniela Cantore, Ncd -. Resta l’ amarezza, ma sono sereno». La speranza infranta La recente decisione della Corte dei Conti che, sulla scorta di una sentenza della Corte Costituzionale, ha riconosciuto di non «avere potere sulle scelte discrezionali dei gruppi» ma solo un «controllo meramente documentale, aveva riacceso le speranze dei difensori dei consiglieri, per aver trovato finalmente «un appiglio giuridico» alla loro tesi difensive. Questioni sottili, di diritto, ma dall’ effetto diretto sui reati contestati. «A mio avviso, alla luce della sentenza – dice Antonio Rossomando, legale di Andrea Stara – è opinabile la natura del presidente del gruppo consiliare come agente contabile. In sostanza le spese sono valutabili solo dall’ esterno, e non dall’ interno. Inoltre il controllo sui rendiconti viene operato dal consiglio di presidenza, anche sotto il profilo politico organizzativo». Così diceva Rossomando prima della sentenza. Dopo: «La battaglia non è ancora finita». Certo è che la decisione della Corte dei Conti non ha minimamente impensierito la Procura. Strategie Ora, dopo l’ udienza preliminare, si posso fare le prime valutazioni delle strategie adottate. Nel caso degli abbreviati la restituzione dei rimborsi, con il «sovrappiù» del 30 percento richiesto dalla Procura, ha avuto un penso considerevole come attenuante. «Per Valerio Cattaneo e Carla Spagnuolo le condanne sono state lievi. Questo è quello che conta» dice l’ avvocato Mauro Ronco. Non è andata così per Gabriele Moretti, 3 anni, e Roberto Boniperti, 2 anni e 6 mesi. Alfredo Caviglione, legale di Daniele Cantore e Rosa Anna Costa, guarda con fiducia al processo. «Continueremo – dice – a sostenere non hanno avuto intenzione di appropriarsi del denaro pubblico». Renzo Capelletto, uno dei legali di Michele Giovine, allarga le braccia: «Non ci aspettavamo nulla di diverso. Sarà interessante leggere le motivazioni del Gup». Scioccato, Roberto Tentoni, uno dei pochi presenti ieri in aula. «Dopo tutte le memorie depositate e le spiegazioni date in interrogatorio – spiega il suo legale, Sergio Bersano – pensava di aver chiarito ogni cosa». Ben quattordici hanno chiuso i conti patteggiando, come Antonello Angeleri. «Sono convinto che nel suo caso – dice l’ avvocato Giovanni Lageard – sia stata la decisione migliore. Ha chiuso un capitolo a prescindere dalle questioni di responsabilità». Tom Servetto, difensori tra i più battaglieri, fautore dei reti abbreviati, condivide la scelta del Gup di escludere le pretese civili del Codacons. «Ammettere la costituzione di parte civile del Codacons – spiega Servetto – sarebbe stato un caso di sciacallaggio processuale. Per il resto faremo appello».
massimiliano peggio, alessandro mondo

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