27 Ottobre 2020

Rimborso abbonamento in palestra: ecco come richiederlo

 

Isabella Policarpio Palestre e piscine resteranno chiuse almeno fino al 24 novembre e chi ha sottoscritto un abbonamento mensile o annuale può chiedere il rimborso, stessa cosa per cinema e teatri.

Per ora il Governo non si è sbilanciato sulle modalità che, di conseguenza, dovrebbero essere le stesse di quelle previste dal decreto Rilancio: il rimborso del prezzo pagato o, in alternativa, il rilascio di un voucher da utilizzare entro un anno.

Che fare se il gestore della palestra rifiuta di procedere al rimborso e quali sono gli abbonamenti rimborsabili? Tutti i dettagli in questa guida.

Come chiedere il rimborso dell’abbonamento in palestra

Le modalità per inviare la richiesta di rimborso sono le stesse stabilite nella scorsa primavera dopo i mesi di lockdown:

bisogna inviare tramite PEC o raccomandata a/r la richiesta di rimborso in denaro e allegare la ricevuta di pagamento (o il tracciamento dell’operazione bancaria);
il gestore della palestra o della piscina ha 30 giorni per restituire la somma versata o, in alternativa, emettere un voucher dello stesso valore “prolungando” la validità dell’abbonamento a partire dalla riapertura della struttura.

Il voucher, o buono, può essere utilizzato entro un anno dalla cessazione dell’attività a causa della sospensione imposta dal Governo, quindi novembre 2021.

Il diritto al rimborso o al voucher scatta per chiunque abbia pagato un abbonamento mensile, trimestrale o annuale. Invece non si può ottenere nel caso di singoli ingressi, i quali possono essere utilizzati a prescindere dal mese di acquisto e quindi anche alla fine del periodo di chiusura.
Voucher o restituzione del prezzo pagato?

Questo è un dilemma che ha riguardato nei mesi scorsi il diritto europeo, interno e la tutela dei consumatori. Infatti il dl Rilancio prevede che si possa ricorrere al voucher solo nel caso in cui è possibile garantire al consumatore finale la fruizione del servizio entro un anno. Quindi, a rigor di logica, se una persona intende rinunciare ad allenarsi nei mesi a venire dovrebbe avere il diritto di ricevere indietro la cifra pagata e non il voucher. Quest’ultimo tuttavia resta la modalità preferita da parte di palestre, piscine, trasporti e concerti.
Che fare se la palestra rifiuta il rimborso

In questo caso si dovrà aprire un contenzioso. Per prima cosa occorre inviare all’indirizzo della palestra una raccomandata a/r oppure una PEC chiedendo la messa in mora e intimando la risoluzione del contratto, come prevede l’articolo 1463 del Codice civile che recita:

“Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito”.

Se la palestra non risponde e non provvede al pagamento entro 10 giorni dalla ricezione della raccomandata o PEC, al cliente non resta che intraprendere le vie legali e rivolgersi al giudice di pace.
Il ruolo del Codacons

In questi mesi abbiamo assistito alla pratica molto diffusa di emettere dei voucher anziché il rimborso diretto della somma sborsata. Questa scelta è stata seguita non solo dalle palestre ma anche da organizzatori di eventi, compagnie di aerei e treni. Si tratta di una condizione svantaggiosa per il consumatore finale e, pertanto, il Codacons ha aperto diverse azioni collettive volte ad ottenere la liquidazione del prezzo pagato. Ma il punto è che – considerando l’emergenza – molte palestre e piscine potrebbero non avere liquidità a sufficienza per restituire tutti gli abbinamenti. Per questo è molto probabile che a breve si aprirà una nuova ondata di contestazioni da parte dei consumatori.

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