3 Ottobre 2017

Rimborsi per i titoli «tossici» clienti parte civile col Codacons

di Giuliano Lott ROVERETO Sono una trentina i piccoli investitori lagarini che si sono rivolti al Codacons per essere tutelati in questa delicata fase: il 30 settembre era stata fissata la data ultima per richiedere il riborso forfettario a Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Entrambe, evitando il fallimento, sono state assorbite da Banca Intesa, che però ha già fatto sapere di non volersi farsi carico delle sofferenze. In sostanza, sarà lo Stato a risarcire l’ 80% delle spettanze, mentre solo il restante 20% verrà corrisposto da banca Intesa. Resta però da stabilire a cosa vadano applicate le percentuali in gioco: se al capitale investito o a una stima media ancora da fissare. Insomma, si viaggia nel campo delle pure ipotesi. Gli investitori lagarini hanno depositato in tutto circa 700 mila euro, ripartiti in varie quote, per acquistare titoli “tossici”: prodotti bancari composti da una quota obbligazionaria e una quota azionaria, che sarebbero stati rifilati ai clienti – secondo quanto da loro raccontato all’ ufficio legale del Codacons – consigliati dai funzionari di banca anche in pieno 2013, quando la situazione di VenetoBanca e Popolare di Vicenza erano già ballerine. I due istituti sono stati poi commissariati e ora sono stati assorbiti dal gruppo Banca Intesa, che ha raggiunto un intendimento con il governo, disposto ad assumersi la maggior parte degli obblighi risarcitori. Anche qui, come nella tormentata vicenda dei bond argentini, vale l’ assunto che ogni singolo caso verrà esaminato nella sua specificità. Grossomodo la metà dei circa trenta clienti che si sono rivolti al Codacons ha deciso di accettare la proposta transativa, in alcuni casi cautelandosi con una comunicazione autografa allegata in cui si riservano di adire vie legali se non trovassero soddisfazione da una formula risarcitoria che ad oggi non è ancora stata definita nei suoi contorni. Per fare un esempio locale, a una cliente che aveva investito in titoli “spazzatura” 23 mila euro è stato proposto un risarcimento di circa 4.700 euro, poco più di un quarto della somma investita. Va da sé che molti potrebbero semmai accettare una somma simile tuttalpiù come acconto, da qui la necessità di cautelarsi da eccessi di svalutazione del credito. L’ altra metà degli investitori che si è rimessa al Codacons ha invece optato per la costituzione di parte civile in sede di procedimento penale, una fattispecie ammessa dalla legge dal 2001. Inserirsi in un procedimento penale è una strada certo più lunga e tortuosa per ottenere un equo risarcimento, ma la storia dimostra – l’ esempio dei bond argentini può valere come paradigma – che chi ha tenuto duro ha avuto di ritorno a volte anche il 100% del capitale investito. E in molti lo ricordano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
giuliano lott

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