7 Maggio 2003

Rimborsi Rc auto, da settembre la raccolta di firme per il referendum

Intesa dei consumatori e Margherita sono i promotori

Rimborsi Rc auto, da settembre
la raccolta di firme per il referendum


ROMA – Il protocollo d?intesa, siglato lunedì tra Ania, il ministro Marzano e la Coalizione dei consumatori, non allontana la prospettiva del referendum per abrogare la legge “salvacompagnie“. E? stato liquidato come «un accordo bufala, presentato come un accordo frena tariffe, mentre resterà tutto come prima» dalle associazioni che fanno capo all?Intesa dei consumatori, che hanno abbandonato il tavolo e non lo hanno firmato. Andranno avanti con la raccolta delle firme (ne servono 500 mila), e l?operazione partirà a settembre, per arrivare a votare nel 2005.
Il comitato dei promotori della consultazione popolare nato per iniziativa del senatore Roberto Manzione della Margherita e di Adusbef, Federconsumatori, Codacons e Adoc che sono riunite nell?Intesa dei consumatori, ha visto nuove adesioni nei giorni scorsi. Il decreto del governo, convertito in legge dal Parlamento, introduce il principio che ogni controversia riguardante contratti di massa, (luce, gas, telefono, Rc auto e via dicendo) deve essere decisa secondo diritto e non secondo equità. In questo modo si rende molto più difficile per gli assicurati ottenere il rimborso dei maggiori premi pagati alle compagnie che nel 2000 sono state multatate dall?Antitrust per aver fatto cartello sui prezzi.
Aumenti illeciti, hanno subito detto i consumatori, e hanno cominciato a fare ricorso ai giudici di pace, vincendo anche parecchie cause. In risposta alla marea montante il governo ha fatto il decreto che rende molto più complicato per gli assicurati ottenere l?indennizzo.
«Il referendum è il mezzo per far comprendere ai poteri forti che non sono onnipotenti», dice Elio Lannutti dell?Adusbef. Sullo stesso fronte anche la Cgil, «favorevole a ristabilire l?equilibrio fra assicurati e imprese», la Uil, la Cisl («iniziativa sacrosanta»), e la Confsal. E diversi parlamentari dei Ds, verdi e rifondazione comunista.
All?incontro che ieri ha deciso di accendere i motori per arrivare al referendum hanno partecipato anche Paolo Landi di Adiconsum e Lorenzo Miozzi del Moviento consumatori, che lunedì hanno firmato al ministero il protocollo con Ania e Marzano. Aderiranno al referendum se il governo non manterrà le promesse che Marzano ha fatto loro, di presentare entro 90 giorni un disegno di legge che introduca anche in Italia le class action, le azioni collettive promosse dalle associazioni dei consumatori che consentono al giudice anche di fissare il risarcimento del danno subito. «Useremo l?adesione al referendum in maniera strumentale, nel caso in cui l?intesa raggiunta ieri non dovesse dare i frutti promessi. La partecipazione al quesito non sarà sicuramente per dare illusioni sui rimborsi agli assicurati», dice Paolo Landi, che difende gli accordi dicendo che «non sono fumo».
Ma Manzione risponde che l?impegno assunto dal governo su questo fronte «non è credibile». Perchè in Senato sono stati già presentati due ordini del giorno per introdurre le class action, ma sono già stati entrambi rifiutati.


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