RIMBORSI, OSTACOLO UE
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fonte:
- La Nazione
niente decreto, è braccio di ferro
di SERGIO ROSSI NON E’ UNA GELATA ma per qualcuna le assomiglia. Il consiglio dei ministri, riunitosi venerdì, non ha varato il decreto sui rimborsi per gli obbligazionisti delle quattro banche andate in risoluzione e la circostanza, peraltro prevista e in parte pure annunciata, ha di nuovo mandato in fibrillazione la politica e le associazioni dei consumatori. «Promesse non mantenute», tuonano Adusbef e Codacons dopo le indiscrezioni che nei giorni scorsi erano trapelate circa le regole che avrebbero di fatto allargato i rimborsi alla quasi intera platea. Le ipotesi parlavano, e continuano a parlare, di un innalzamento del fondo di solidarietà dai cento milioni iniziali fino a un massimo di trecento, verosimilmen te tra i 250 e i 280. L’ operazione avverrebbe senza l’ arbitrato e dunque senza la valutazione caso per caso che stava alla base della determinazione originaria. Ma lo scoglio resta quello di sempre, ovvero l’ ostacolo della commissione europea che fiuta l’ aiuto di stato e traccia dunque precise linee di confine oltre le quali non si può andare. Le trattative con Bruxelles continuano e lo slittamento del decreto va dunque letto in questa ottica. PRIMA DI VARARE il provvedimento, il governo ha bisogno del via libera della Ue che pareva in un primo momento a portata di mano e che invece adesso sembra essersi allontanato. Di quanto lo sapremo solo nei prossimi giorni, intanto pare probabile che la dead line del 30 marzo, la scadenza entro la quale sarebbe dovuto arrivare il decreto, possa essere oltrepassata. Il clima è dunque di polemica e di attesa mentre non si ferma l’ ondata di proteste dei risparmiatori, guidati dal comitato Vittime del Salvabanche. Ieri è stata Pontassieve il teatro della rabbia, altro paese simbolo insieme a Laterina. Qui risiede infatti il premier Matteo Renzi la cui casa è stata presidiata da un ferreo cordone di polizia. Poche decine i manifestanti, armato come sempre di striscioni, cartelli, fischietti, megafoni. «Non ci avete dato la speranza» è il lead di una lettera indirizzata a Renzi e che il comitato ha chiesto di essere a lui consegnata direttamente da un bambino di dieci anni, figlio di un’ aretina che ha perso tutti i risparmi in Banca Etruria. Il comitato chiedeva che il bimbo fosse accompagnato da funzionari di polizia ma il permesso è stato negato per motivi di sicurezza. La lettera sarà comunque recapitata al presidente del consiglio a Palazzo Chigi attraverso la normale procedura. Insomma, il pressing non si ferma, «se non volete più questo rumore ciò che è nostro ci dovete ridare», recitava lo striscione in cima al corteo nella manifestazione di piazza Mosca. La tensione rimane dunque alta anche dopo mesi di una protesta che non accenna affatto a placarsi.
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