19 Marzo 2019

Rimborsi, il governo tratta con la Ue Il decreto solo dopo l’ ok di Bruxelles

popolari, il sottosegretario: «è sul tavolo di tria». la delusione dei risparmiatori
VENEZIA Fondo banche, il governo tratta con Bruxelles. E il via libera al primo decreto attuativo che deve mettere in moto i rimborsi arriverà solo con il via libera Ue. Che questa fosse la situazione del fondo di rimborso risparmiatori che doveva garantire il 30% di rimborso con un tetto di centomila euro attraverso il miliardo e mezzo di euro stanziato dalla Finanziaria, nei fatti era chiaro. Soprattutto dopo la visita a Roma, quindici giorni fa, della commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, che aveva segnato l’ ennesima svolta nella tormentata vicenda dei risarcimenti. Ora a certificare ufficialmente come stiano le cose è stato ieri il sottosegretario al ministero dell’ Economia dei Cinque Stelle, Alessio Villarosa, che aveva tenuto i rapporti con le associazioni dei soci. Due cose, ha detto Villarosa, a margine della presentazione dei risultati 2018 dell’ Agenzia delle Entrate: che il decreto attuativo «è sul tavolo del ministro Giovanni Tria, che sta interloquendo con la Commissione europea». E ancora: «Il decreto arriverà appena saranno risolte le questioni con la Ue». A quaranta giorni dall’ assemblea al palasport di Vicenza con i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, quella dei «Se all’ Europa andrà bene, ok, altrimenti andrà bene lo stesso» detta dal primo e «delle lettere ce ne freghiamo altamente, ora risarciamo i risparmiatori, poi scriveremo all’ Europa» pronunciata dal secondo, le frasi di Villarosa – che per parte sua aveva affermato come la lettera con le richieste di chiarimenti di Bruxelles non fosse un problema – bastano a certificare la rottamazione di quella linea. Insomma, la palla sul fondo di risarcimento è passata al ministro Tria, i problemi ci sono e il decreto andrà in Gazzetta ufficiale nella versione che avrà il via libera di Bruxelles. E la questione centrale pare essere sempre quella. Come riuscire a far rientrare nella sostanza dalla finestra la valutazione del rimborso con il misselling , la vendita truffaldina delle azioni affermato dalla Vestager come principio-base a Roma davanti al Senato, in una legge Finanziaria che invece ha tolto il passaggio degli arbitrati per affermare invece il rimborso generalizzato sulla base del principio delle «violazioni massive» degli obblighi di trasparenza e correttezza. Nella bozza di decreto attuativo che il ministero dell’ Economia (che allargherebbe i rimborsi oltre che alle popolari venete anche agli azionisti delle Bcc Padovana e di Montagnana) ha inviato la scorsa settimana a Bruxelles, allegato alle risposte alla lettera di chiarimenti inviata dall’ Ue, la soluzione passa per la composizione tecnica della commissione dei nove del ministero dell’ Economia che dovrà vagliare le domande di rimborso. A sedervi saranno magistrati, avvocati dello Stato ed ex componenti dell’ Arbitro bancario di Bankitalia e dell’ Acf della Consob, per avvicinarla il più possibile ad un arbitrato. La commissione accerterà la sussistenza delle violazioni massive, che sarebbero definite come «atti e condotte di portata ad effetto generale posti in essere con carattere di sistematicità e ripetitività» per poi verificare in maniera semplificata l’ esistenza del danno ingiusto nelle domande di rimborso. In attesa della risposta europea, i tempi si allungano. E aumenta il nervosismo delle associazioni in attesa dei rimborsi, con cui il governo ha interrotto i canali di contatto. A partire da quelle più vicine al governo, che temono il rientro del misselling . «Apprendiamo finalmente il motivo del ritardo dei decreti – sostiene Luigi Ugone di «Noi che credevamo nella Bpvi», che aveva organizzato l’ assemblea a Vicenza con Salvini e Di Maio -. Ma proprio perché avevamo capito il motivo reale della visita a Roma della Vestager abbiamo chiesto nei giorni scorsi ufficialmente di incontrarla, per spiegare la situazione dei risparmiatori italiani. Continueremo a spingere una soluzione per tutti». «Noi speriamo ancora che le questioni possano esser risolte in fretta. Ma temiamo che i motivi di divergenza vadano oltre l’ Unione europea», sostiene il leader del Coordinamento don Torta, Andrea Arman, che in qualche modo fa balenare posizioni differenti tra Lega e Cinque Stelle sulla questione. Sull’ altro fronte, quello delle associazioni contrarie al fondo nella versione finale accolta della Finanziaria, i toni sono ancora più duri. «Dopo aver perso un anno e mezzo è passato ancora più di un mese dai ‘me ne frego’ e dall’ ‘avrete subito i decreti’ dei vicepremier, ora scopriamo ufficialmente come stanno le cose – sostiene Franco Conte del Codacons -. Ci sentiamo presi in giro da quelle promesse ciniche fatte sulla pelle dei risparmiatori».
federico nicoletti

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