Rimborsi dopo il crac, il Tesoro alla ricerca di più fondi
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fonte:
- Il Messaggero
IL PARACADUTE ROMA Allargare i cordoni della borsa e portare le risorse a quota 130 milioni di euro. E’ questa l’ ipotesi accarezzata dal ministero del Tesoro alle prese con il rebus dei rimborsi agli 11 mila risparmiatori i cui investimenti sono stati inghiottiti dal fallimento delle 4 banche. La dotazione attuale, fissata a quota 100 milioni da un emendamento alla legge di Stabilità, rischia infatti di rivelarsi insufficiente a garantire ristori adeguati alle persone maggiormente truffate dal crack e per questa ragione Via XX Settembre, spinta in questa direzione anche da vasti ambienti del Pd, potrebbe mettere sul piatto del Fondo di solidarietà altri 30 milioni. Uno stanziamento che consentirebbe addirittura di superare i 120 milioni dei quali si era parlato a inizio dicembre prima che Palazzo Chigi, anche per non irritare la suscettibilità di Bruxelles sempre in guardia contro gli aiuti di Stato, si orientasse su una cifra più modesta. Il problema è che, giorno dopo giorno, la situazione di molte persone coinvolte emerge in tutta la sua drammaticità. GLI ESCLUSI Ci sarebbero infatti circa 2 mila risparmiatori per i quali gli 85 milioni volatilizzati (su un totale complessivo di 330 milioni ) rappresentavano non solo «i risparmi di una vita», ma in molti casi anche la quasi esclusiva fonte di sussistenza. Ed è per questa ragione che i criteri di distribuzione dei risarcimenti, che saranno fissati entro gennaio 2016 da un decreto per poi essere affidati al giudizio di un collegio di saggi insediati presso l’ Anac del presidente Cantone, indicheranno come destinatari privilegiati gli individui a reddito medio-basso che nel corso degli ultimi anni avevano tra l’ altro incassato rendimenti irrisori dai loro investimenti. Insomma, la strategia che prende sempre più corpo è quella di tutelare in via prioritaria la figura dei risparmiatori più poveri, socialmente ed economicamente disagiati e, ovviamente, capaci di dimostrare, al pari degli altri compagni di sventura, di essere stati truffati e raggirati dalle banche. La necessità di irrobustire il Fondo di solidarietà deriva anche dalla perentorietà con la quale le nuove banche, prima di Natale, hanno chiarito in termini espliciti che, sulla base delle norme Ue, «non possono essere oggetto di azioni da parte dei vecchi azionisti e obbligazionisti subordinati». Se questo è il quadro e se davvero la copertura finanziaria restasse di soli 100 milioni, è questo il ragionamento che si fa in ambienti di governo, una volta coperti i risparmiatori più deboli resterebbero da spartire spiccioli per circa 9 mila soggetti. Una beffa che alimenterebbe la rabbia degli esclusi e di quelli che incasserebbero un solo mini-rimborso. Per questa ragione, oltre ad aumentare i fondi, il decreto che fisserà i criteri, e al quale lavora il tandem Tesoro-Giustizia, dovrà essere calibrato in modo inattaccabile. In ogni caso, ribadisce chi lavora al dossier, i risarcimenti («che avranno un limite massimo per tutti» viene precisato) finiranno esclusivamente a chi ha comprato le obbligazioni subordinate delle banche (e non le azioni), purché si tratti di persone fisiche oppure di imprenditori titolari di ditte individuali. Ed ovviamente saranno prese in considerazione solo le richieste inviate attraverso un’ apposita domanda, corredata dalla documentazione sull’ investimento. Intanto, sullo sfondo, proseguono le proteste. «Il governo – suggerisce il Codacons – risarcisca tutte le vittime, sia trasferendo con decreto i 380 milioni di dividendi annui per un biennio che Bankitalia paga alle banche socie, sia destinando l’ 80% delle plusvalenze realizzate sugli 8,5 miliardi di euro ceduti alle bad banks, sufficienti a coprire obbligazionisti subordinati ed azionisti truffati». Michele Di Branco © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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