Rimborsi autofinanziati dalla tassa
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fonte:
- Italia Oggi
I comuni devono finanziare i rimborsi esclusivamente con le entrate da Tari e non con altre risorse. Per cui, a meno di interventi statali di salvataggio, a pagare il conto saranno comunque i soggetti passivi di tale tributo. Tale conclusione trova fondamento nella natura della tassa, che per obbligo di legge (a sua volta collegato al principio comunitario «chi inquina paga») deve coprire integralmente i costi di raccolta, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. Pertanto, non sarebbe legittimo finanziare i rimborsi con il bilancio, ossia fuori dal piano finanziario della Tari, perché in questo modo si contravverrebbe a tale regola. Siccome gli anni 2014, 2015 e 2016 sono chiusi e rendicontati e il 2017 lo sarà a breve, è chiaro che il peso finanziario dei rimborsi graverà sul piano finanziario Tari del 2018, ovvero (se l’ ente dovesse optare per una rateizzazione) anche degli anni seguenti. Altrettanto chiaro, quindi, che l’ onere dei rimborsi non potrà che essere scaricato sulla quota variabile delle utenze domestiche, incluse quelle di coloro che hanno subito un maggior (indebito) prelievo. Ecco perché diversi amministratori hanno sollecitato un intervento del governo. A farsi portavoce di tali richieste è stata anche l’ Anci, che tramite il suo presidente e sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha chiesto a Roma di stanziare un fondo per consentire ai comuni di ristorare il diritto di credito dei contribuenti. Sulla stessa linea anche il sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla Finanza locale, Guido Castelli, che ha ribadito la necessità di una norma che consenta, anche con risorse, di poter riparare agli errori. Da più parti, in effetti, si evidenziata una sorta di corresponsabilità da parte delle amministrazioni centrali (e segnatamente del Mef), che non avrebbe rilevato nulla di illegittimo nei regolamenti Tari approvati sul territorio. Ma sul punto la posizione di Via XX Settembre è diversa: nella circolare 1/Df/2017, infatti, si legge che quasi sempre l’ errore si trova più a valle, ossia in sede di «applicazione degli atti regolamentari ai fini dell’ emissione degli inviti di pagamento che specificano le somme dovute per ogni utenza». Ecco perché in molti casi la partita è ancora aperta e non si possono al momento escludere sorprese. Non a caso, il Codacons intanto si sta facendo promotore di un’ azione risarcitoria collettiva contro i comuni, che punta a recuperare anche gli interessi di legge e le spese nei confronti dei cittadini che aderiranno.
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