16 Luglio 2019

Rigopiano, udienza preliminare rinviata: in aula i volti dei “29 angeli” sulle magliette dei familiari

L’ udienza preliminare sull’ inchiesta relativa al disastro del resort Rigopiano di Farindola, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, è stata aggiornata al prossimo 27 settembre, per dare il tempo alle difese di esaminare le circa 110 richieste di costituzione di parte civile. Tra le richieste di costituzione di parte civile, oltre a quelle dei familiari delle vittime e dei superstiti, anche quelle presentate da Inail, Comune di Farindola, Codacons e Cittadinanzattiva. Il procuratore capo di Pescara, Massimiliano Serpi, interpellato dal gup Gianluca Sarandrea sull’ ammissibilità delle richieste, ha spiegato di ritenerle legittime. In aula erano presenti sette su 25 degli imputati , tra i quali il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico e il dirigente della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi. Serpi e del sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, le presunte inadempienze relative a manutenzione e sgombero delle strade di accesso all’ hotel e la tardiva attivazione del centro di coordinamento dei soccorsi. I reati ipotizzati dalla Procura vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’ omicidio e lesioni colpose, all’ abuso d’ ufficio e al falso ideologico. Le indagini sono state condotte dai carabinieri forestali di Pescara. “Per il momento siamo soddisfatti, con un gup veramente capace di gestire questa udienza, davvero difficile. Qui la prossima volta bisognerà rifare un nuovo appello e fare un nuovo appello significa un’ ora, un’ ora e mezzo, e questo sarà così a ogni udienza. Questi sono processi difficilissimi dal punto di vista tecnico”, ha commentato all’ Adnkronos l’ avvocato Romolo Reboa, legale dei familiari di quattro vittime dell’ hotel Rigopiano, il 18 gennaio 2017. “Il magistrato ha fatto finora molto bene, ci vuole polso, fermezza e anche umanità . L’ esperienza di questi casi mi dice che il 99% delle opposizioni sarà rigettata perché è realistico – ha aggiunto – una costituzione di parte civile fatta per udienza preliminare può essere sempre riproposta, è un non senso fare queste grandi opposizioni”. “Lamentiamo un danno che si sviluppa sotto plurimi versanti, in particolare quello che più vogliamo far passare come messaggio è il fatto che il territorio comunale è stato isolato , che una serie di persone – non solo vittime e feriti ma anche l’ intera comunità che si trovata sul territorio di Farindola – sono state in pericolo”. Così all’ Adnkronos l’ avvocato Francesco Trapella, che difende e assiste il Comune di Farindola costituitosi parte civile in questa udienza. “Siamo già stati riconosciuti dalla Procura come parte offesa e ragioniamo in termini di danno – aggiunge – Siamo entrati nel processo come parte civile, la nostra posizione è quella di far valere il danno alla incolumità, alla serenità di tutta la comunità. Il nostro è un interesse pubblico. Abbiamo subito anche un danno di immagine, il turismo è calato sebbene purtroppo ci sia quello dei curiosi come a Genova o in Emilia col terremoto, una costante nel nostro Paese”. I parenti delle vittime, una cinquantina in tutto, si sono presentati in aula indossando magliette bianche con sopra le foto dei propri cari scomparsi nella tragedia e la scritta “Rigopiano 29 angeli” . “Iniziamo un percorso lungo, abbiamo in questi due anni e mezzo commemorato, ci siamo riuniti, abbiamo pianto, letto tutti gli atti e siamo combattivi. Speriamo che questa sia la verità che ci porti poi alla giustizia . Da oggi inizia il vero percorso giudiziario, fino a ieri è stato solo commemorativo. Ora arriva il momento di attaccare “, ha detto all’ Adnkronos Gianluca Tanda, fratello di Marco, 25 anni, tra le vittime insieme alla fidanzata Jessica, di 24. Ma c’ è anche un uomo che, nella tragedia di Rigopiano del 18 gennaio 2017, veste entrambi i panni di familiare di una vittima e di imputato. È Massimiliano Giancaterino, ex sindaco di Farindola (in provincia di Pescara) e fratello di Alessandro, che nell’ albergo travolto dalla valanga lavorava come capo cameriere. “Non mi sento in colpa – dice all’ Adnkronos – ho la coscienza a posto, non ho nulla da rimproverarmi riguardo alla vicenda di Rigopiano. Sono sereno e aspetto con tranquillità le decisioni che la giustizia prenderà in ordine non solo alla mia posizione ma anche riguardo a quella di tutti gli altri imputati”.

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