Rigopiano, il sequestro dopo le ultime ricerche
task-force ancora
impegnata negli scavi per poter escludere presenze non registrate
esposto del forum h20: ecco le foto che provano il passaggio di valanghe
L’ INCHIESTA PESCARA Quello che resta del resort di lusso, hotel Rigopiano, travolto dalla valanga e diventato la tomba per 29 persone, tra ospiti e personale della struttura, finirà sotto sequestro da parte della magistratura. Dopo otto giorni in cui, senza un attimo di tregua, centinaia di soccorritori hanno cercato, in ogni modo, prima di salvare più vite possibili e poi proceduto purtroppo al recupero dei corpi, quell’ area di morte resterà ancora a disposizione per qualche giorno del centro operativo di soccorso per poi diventare corpo di reato per la procura di Pescara che ne disporrà il suo sequestro. «Al momento – dice il procuratore Cristina Tedeschini che guida le indagini con il sostituto Andrea Papalia – non possiamo che attendere la decisione del coordinamento dei soccorsi e della protezione civile che sta ancora lavorando. Non appena gli organi demandati a valutare questo tipo di attività e ci diranno che il loro lavoro è terminato, tutta la zona tornerà a nostra disposizione e passeremo alla fase di sequestro per svolgere ogni accertamento utile per la nostra inchiesta». IL MOSAICO Un atto indispensabile per l’ inchiesta, un altro pezzo del complesso mosaico che la procura sta ricostruendo nel tentativo di dare il maggior numero di risposte a questo disastro di ampie proporzioni. L’ intera area, anche se necessariamente «inquinata» dai soccorritori, dovrà essere oggetto di esame da parte dei consulenti che verranno nominati dalla Procura e che dovranno dare delle risposte tecniche sulla struttura, sui materiali utilizzati per la sua realizzazione e fornire ogni altro elemento utile alle indagini. Ieri mattina magistrati e investigatori di carabinieri, forestale e polizia di Stato, si sono riuniti per fare il punto delle indagini e per cominciare a dividersi il lavoro. Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno proceduto ad una serie di acquisizione di documenti in Regione, in Provincia, nel Comune di Farindola, tabulati telefonici, sms dei vari ospiti dell’ albergo, mail di soccorso e via discorrendo. Tutto materiale che ora dovrà essere attentamente vagliato anche per accertare dove si sarebbe verificato il corto circuito che di fatto ha posto un grave ostacolo alle operazioni di soccorso partite con oltre due ore di ritardo. LO SNODO Uno dei punti centrale che andrà focalizzato riguarda senza dubbio lo snodo Prefettura che in questa triste vicenda non ha certo brillato come esempio di capacità e di organizzazione, anzi, il capitolo delle richieste telefoniche di aiuto sottovalutate sono la dimostrazione dell’ inefficienza della macchina amministrativa. E sotto questo aspetto, in particolare, andrà chiarito il percorso interrotto di quel bollettino meteomont che il 17 gennaio, e dunque in tempo utile rispetto alla valanga, arrivò in Prefettura. Dai primi accertamenti degli investigatori non sembra che quell’ allerta abbia avuto un seguito. Ai Comuni non sarebbe arrivato nulla, né tantomeno a Farindola. Comune che avrebbe dovuto concertare con la Prefettura le soluzioni da prendere, in primis lo sgombro dell’ hotel, attivando la commissione comunale valanghe che però si è scoperto essere fuori uso da ben 12 anni. IL DOSSIER Tutti fatti drammatici e gravissimi, venuti pian piano alla luce con le indagini e nell’ assordante silenzio della politica, in questo caso assolutamente assente. E in un esposto presentato ieri alla Procura dal Forum H2o si documentano con una serie di foto aree d’ epoca le cicatrici lasciate dal passaggio di valanghe nel territorio di Rigopiano. La costante, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, è l’ assenza di vegetazione nel cono a monte dell’ hotel, poi classificato a rischio geologico. In particolare, l’ area sul versante sinistro del canalone sovrastante Rigopiano, negli scatti del 1945 e del 1954, presentano una grande porzione denudata e con pochi arbusti. Secondo il Forum H2o, potrebbe trattarsi della «naturale evoluzione della vegetazione dopo un evento gravitativo», in linea con quanto affermato dal geologo Gian Gabriele Ori, che ha ipotizzato il verificarsi di una valanga in quella zona nel 1936. Nell’ esposto, inoltre, si torna a rimarcare la mancata applicazione della Legge Regionale 47 del 1992, che prevedeva la redazione di una mappa del rischio potenziale da valanghe in Abruzzo. Prende posizione il Codacons che annuncia di costituirsi parte offesa nell’ inchiesta, nominando dei suoi consulenti. «Vogliamo capire perché l’ hotel non sia stato evacuato e accertare eventuali responsabilità o ritardi da parte delle istituzioni. I cittadini – scrive il Codacons – hanno il diritto di inserirsi in procedimenti come questo che attengono alla pubblica incolumità, alla salute e alla sicurezza, perché se emergeranno errori e omissioni, sarà possibile per gli utenti rivalersi sui responsabili». Maurizio Cirillo © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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