17 Luglio 2019

Rigopiano, al via le udienze In aula il dolore dei superstiti

la valanga. in tribunale t-shirt coi volti delle 29 vittime, in 110 chiedono di essere parte civile
roma. «Non vedo che senso ha perdere la libertà la mattina per essere libero di essere ucciso la sera». È un Paolo Borsellino stanco, preoccupato ma al tempo stesso forte e battagliero quello che viene ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia nel maggio 1984 e che con parole semplici racconta a deputati e senatori di allora quanto sia diventato difficile lavorare ad alcuni processi senza computer, con scarso personale negli uffici giudiziari e scorte che proteggono di giorno ma poi sono insufficienti la sera, per cui lui stesso prende la propria auto il pomeriggio per tornare in tribunale e rientra a casa da solo e senza alcuna protezione verso le 22 ogni sera. Il video è ascoltabile perché oggi, con un atto senza precedenti, la Commissione parlamentare Antimafia ha deciso di declassificare tutti gli atti secretati dalle inchieste parlamentari dal 1963 al 2001. «Un segnale di democrazia», ha sottolineato il presidente Nicola Morra presentando l’ iniziativa in Senato. PESCARA. Avanzate circa 110 richieste di costituzione di parte civile, nell’ aula uno del tribunale di Pescara, alla prima udienza preliminare sul disastro dell’ Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto da una valanga il 18 gennaio 2017. Nella tragedia persero la vita 29 persone. A rischiare il processo sono 24 imputati, più la società Gran Sasso Resort Spa, accusati a vario titolo di crollo di costruzioni o altri disastri colposi, omicidio e lesioni colpose, abuso d’ ufficio e falso ideologico. In aula una cinquantina di familiari delle vittime, che hanno indossato magliette bianche con le immagini dei loro cari. Presenti solo 7 imputati, tra i quali il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e il dirigente regionale Pierluigi Caputi. Assenti gli imputati più in vista, l’ ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e l’ ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco. Hanno chiesto di costituirsi parte civile, oltre ai familiari e ai superstiti, anche il Comune di Farindola, l’ Inail e le associazioni Codacons e Cittadinanzattiva. Le difese hanno chiesto tempo per esaminare le richieste e l’ udienza è stata aggiornata al prossimo 27 settembre. «Prima! – ha gridato il superstite Giampaolo Matrone – Attendiamo da due anni e mezzo». Il giudice ha richiamato Matrone con fermezza, ma senza eccessiva durezza, spiegandogli che si stava facendo il possibile per fissare una data ravvicinata. «Dobbiamo essere ottimisti per forza- ha detto Gianluca Tanda, presidente del Comitato vittime – Siamo fiduciosi che emergerà la verità».

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