17 Luglio 2019

Rigopiano, 110 richieste di parte civile

in tribunale prima udienza dell’ inchiesta-madre del disastro presenti sette dei 25 imputati, tra cui uno dei titolari dell’ hotel in aula circa cinquanta parenti delle vittime indossano magliette con i volti dei loro cari e la scritta “29 angeli”
LA STRAGE DEL RESORT Sguardi tesi e sorrisi tirati. Le espressioni dei familiari della vittime, nell’ aula uno del tribunale di Pescara, tradiscono il dolore per una ferita che si riapre e l’ impazienza di chi conta i giorni in attesa di avere giustizia. Sono una cinquantina i mariti, le madri, i padri, i fratelli e le sorelle delle 29 vittime assiepati nello spazio riservato al pubblico. Nella giornata in cui l’ inchiesta madre sul disastro dell’ Hotel Rigopiano approda finalmente in aula, per la prima udienza preliminare, indossano magliette bianche con le immagini dei loro cari e la scritta: 29 angeli. Il gup Gianluca Sarandrea, in apertura, elenca i nomi dei 25 imputati: solo in sette rispondono «presente». Ci sono il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, i suoi predecessori Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, l’ ex direttore regionale dei Lavori pubblici Pierluigi Caputi. In aula anche uno dei titolari del resort, Paolo Del Rosso, l’ ex direttore del dipartimento di Protezione civile Carlo Visca e il tecnico Giuseppe Gatto. I grandi assenti sono l’ ex prefetto Francesco Provolo e l’ ex presidente della Provincia Antonio Di Marco. Si passa all’ appello riguardante le parti offese. LE ACCUSE Subito dopo prende la parola il procuratore capo Massimiliano Serpi, affiancato dal sostituto Andrea Papalia e dal maresciallo dei carabinieri forestali Carmen Marinacci. Serpi apporta alcune lievi modifiche ai capi di imputazione. In particolare, nel passaggio in cui viene descritto come gli ospiti del resort risultassero «allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio», chiede di aggiungere: «nonché per la paura insorta in almeno alcuni degli ospiti» e nello specifico nella giovane vittima Valentina Cicioni, che in quelle ore comunicò di essere allarmata soprattutto «per la neve che ci può cadere dalla montagna». Fornendo dunque prova del timore, diffusosi quel giorno tra gli ospiti dell’ albergo, che una valanga potesse travolgere il resort, come effettivamente avvenne poche ore dopo. PARTI CIVILI E ALTRI FRONTI Poi il gup dà inizio al lungo iter riguardante le richieste di costituzione di parte civile: circa 110 quelle presentate finora, ma potrebbero aggiungersene altre nella prossima udienza. Oltre ai familiari delle vittime e ai superstiti, chiedono di essere ammessi il Comune di Farindola, l’ Inail e le associazioni Codacons e Cittadinanzattiva. Al riguardo il procuratore capo Massimiliano Serpi, interpellato dal gup, non avanza alcuna obiezione. Neanche in riferimento a quelle presentate dalle associazioni, «data la tematica del processo e l’ emergenza ambientale che colpì il territorio». Non tutte le parti offese, ad ogni modo, si costituiranno parte civile. Alla base ci sono ragioni di strategia processuale che inducono i familiari delle vittime ad agire su un duplice fronte: in parte su quello penale e in parte su quello civile. Le difese degli imputati, anche alla luce del numero di richieste avanzate, chiedono tempo per poterle esaminare. Il procuratore capo prova ad andare in pressing, sentendo la responsabilità di un processo che, per complessità e numero dei soggetti coinvolti, rischia di dilatarsi a dismisura. SCONTRO SUI TEMPI Serpi chiede dunque al gup se, in attesa della prossima udienza, sia possibile procedere anche all’ esame delle indagini difensive e all’ individuazione di un perito al quale conferire successivamente l’ incarico relativo alla trascrizione delle intercettazioni. Il giudice oppone un duplice diniego e apre il confronto con gli avvocati sulla data del rinvio. Inizialmente Sarandrea propone il 25 settembre, ma alcuni legali delle difese non sono disponibili. Ha inizio un balletto di date, con l’ udienza che rischia di slittare a fine ottobre. MATRONE «Prima, bisogna fare prima – grida dalle retrovie il superstite Giampaolo Matrone, che nella tragedia ha perso la moglie Valentina -. Sono due anni e mezzo che aspettiamo». Parole cariche di rabbia. Un urlo liberatorio. Lui era a Rigopiano quel 18 gennaio. Sa di essere scampato alla morte per miracolo ma sa anche che la sua vita, senza Valentina, non sarà mai più la stessa. Lo comprende anche il giudice, che lo richiama con fermezza, ma senza eccessi. Sarandrea spiega a Matrone che non avrebbe potuto prendere la parola, ma che in ogni caso si sta cercando di fare il più presto possibile. «Prima quando? – osserva il gup – C’ è di mezzo la sospensione di agosto e prima dell’ 8 settembre non possiamo fissare udienze». Alla fine l’ udienza viene aggiornata al 27 settembre. Stefano Buda © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox